fbpx
Cart empty


logo cultural cannibals

Thursday, 29 June 2017 12:53

La Kabbalah Ebraica ed il Paradosso di Epicuro - parte 2

Le solite risposte ed il paradosso del Giusto Sofferente: Oggi riprendiamo, dopo la prima parte pubblicata la settimana scorsa, questo viaggio in cui esploriamo insieme l’eterno problema “Che cos’è il Male, da dove viene, perché esiste”.

Una settimana fa abbiamo fatto una ricognizione “a drone” sorvolando per così dire il dibattito tramandatoci dagli archivi della storia della filosofia per finire anticipando qual è, in sintesi e punto di partenza, la visione della Kabbalah ebraica, che, come vedremo, produce poi una serie di proposte etiche ed operative. Questo è possibile perché la Kabbalah non è un catechismo ma una Tradizione, che è fatta di molte teste e di molte idee, anche più di un’idea per testa, che sono unite da una matrice comune.

Oggi passeremo in rassegna, suddivise per gruppi omogenei, le principali soluzioni proposte dai filosofi più influenti e dalle religioni più diffuse. Per ciascuna vedremo perché alla luce della Kabbalah queste soluzioni siano insoddisfacenti. Non pretendiamo assolutamente che la Kabbalah sia il parametro universale di ciò che va bene ed è da tramandare e di ciò che invece può essere buttato. È un fatto oggettivo che il problema dell’Unde Malum è tutt’oggi ancora lì, inquietante, corrosivo delle nostre apparenti soluzioni, e – inutile nasconderlo – argomento principale di un pensiero che più che ateo, preferirei descrivere come scoraggiato negazionismo della possibilità dell’esistenza di un D-o e di una via di risoluzione della nostra difficile condizione umana.

Punto primo: il problema del male è da sempre la sfida fondamentale da affrontare per tutte le religioni. È il benchmark del loro successo e diffusione a macchia d’olio oppure lo scoglio contro cui prima o poi si sfasciano ed affondano, il tarlo irrisolto che nel tempo si fa sempre strada nella tela di una dottrina, la rende via via più logora fino a farla diventare impalpabile, ed è allora che quella religione avvizzisce e muore, anche se come religione-zombie nelle apparenze continua il suo tran-tran salvifico di sempre…

La presenza nel mondo del Dolore e della Sofferenza – concetti che in termini mitologici, teologici e filosofici sono da sempre manifestazioni associate al Male – è con ogni probabilità una delle ragioni fondamentali dello stesso sorgere delle religioni. La Religione è quella dottrina, che in qualche modo i viene presentata come di origine divina, che ci spiega innanzi tutto il perché del male, che lo inquadra nel senso generale della Vita e che ci consola e ci sostiene quando ne siamo inevitabilmente vittima. Il Male, forse, può essere addirittura il fenomeno che ha indotto lo stesso pensiero autocosciente e riflessivo dell’Uomo. Il risveglio del Buddha è l’esempio forse più celebre di una rivoluzione copernicana del pensiero causata dall’incontro sconvolgente dell’allora Siddharta con il Male e con il Dolore.

Per ritornare ora nell’ambito dell’ebraismo e del cabalismo, Franz Rosenzweig, il grande filosofo ebraico del secolo scorso, ha affermato che a suo giudizio la filosofia stessa nasce infatti dalla realtà della morte e della paura radicale che essa incute ai vivi. Se l’ebraismo di per sé come sappiamo, non in effetti ha detto molto di originale sul tema del Male, la Kabbalah invece, è stata influenzata nella sua rinascita definibile come “adolescenza” ispanico-provenzale, da riflessioni originate dal confronto con il neo-platonismo, l’aristotelismo, ma anche da tradizioni meno formalizzate quali il pensiero ermetico e misterico, filtrate attraverso la raffinata ed allora ben più evoluta filosofia sufica espressasi prodigiosamente in seno all’Islam, e questa esposizione ha fatto del tema del Male un filone ideologico portante, indissolubilmente intrecciato con la sua stessa Teosofia, la sua Teodicea e la sua Cosmogonia. La Kabbalah è finalizzata alla Rettificazione dell’Uomo e del Mondo, al recupero della Luce che fu dispersa, Luce qui soffocata, incrostata com’è dalle Q’liphot, che sono il guscio, la scoria, le forme imprigionanti del Male e dell’esilio doloroso che ci separa dalla sintesi di ogni cosa nell’Uno.

E queste sono davvero le grandi domande. Più diventi con l’età consapevole che la tua vita non durerà per sempre e sempre di più nessuno può fare a meno di chiedersi: che cosa è davvero importante, e cosa non lo è? Qual è il senso ultimo dell’esperienza della vita? Perché dobbiamo soffrire, perdere tutto ciò che amiamo, ed alla fine, morire?

Filosofi, Profeti, Religioni, Guru, ci hanno dato molte risposte e meritano tutte un esame ed una critica. Ricordiamo che, per scelta di chi scrive, qui esaminiamo solo le risposte elaborate dalla tradizione culturale Euro-Mediterranea e del Vicino Oriente. Procediamo.

LA RISPOSTA DI TIPO A.
È quella classica, tipica e consolidata della porzione del mondo che abbiamo indicato appena ora, in cui per altro è confluito molto del sapere elaborato dalle grandi civiltà classiche del mondo antico: Egitto, Grecia e Roma. Questa risposta recita in sintesi:

“Sì, c’è sicuramente un significato intrinseco proprio dell’Universo; e sì, l’Uomo ha la possibilità di relazionarsi con questo significato ed alla fine di avervi accesso”.

Questa rassicurante affermazione alla fine si dimostrerà troppo astratta e non si rifletterà mai adeguatamente nell’esperienza dalla maggioranza assoluta delle persone, che non hanno scelto di occuparsi di metafisica e di vie iniziatiche verso la conoscenza e la consapevolezza del Sé, e questo perché troppo strettamente legati alla ruota perenne del vivere, produrre, consumare, morire. E infatti in tutti noi comunque, al di là delle rassicurazioni delle religioni rivelate e di molte forme di spiritualità empirica, resta il boccone amaro in gola, quello che non va mai veramente giù:

“Se davvero è così, e l’Universo ha un senso, perché allora la vita umana è un’esperienza completamente attraversata - dalla culla alla fossa - dalla presenza del dolore e della sofferenza?”

Se poi ci capita anche di essere un “iscritto” al club dei fedeli delle religioni rivelate, allora quella domanda striderà ancora di più rispetto all’immagine di quella Divinità Onnipotente da cui promana ogni Amore e benedizione che onoriamo con dedizione e speranza. Questo stridore produrrà inevitabilmente quella che chiameremo l’Osservazione Primaria Fondamentale:

“Perché se c’è un D-o che è tanto Onnipotente quanto la fonte primaria dell’Amore e di ogni Bene, allora questo D-o consente poi che persone INNOCENTI soffrano o addirittura soccombano per l’effetto della presenza e dell’azione del Male nel Mondo?”.

Questa osservazione induce le religioni ed affini alla formulazione della replica/risposta di Tipo B.

 

LA RISPOSTA / REPLICA DI TIPO B.

La controreplica classica dei detentori delle verità rivelate è piuttosto tranciante:

“Il Male è la punizione che D-o consente si manifesti e si abbatta sull’Uomo come conseguenza e retribuzione della sua disobbedienza alle leggi divine”.

OK. La Torah, per fare un esempio per me scottante, è in più di un passo tassativa e cruda fino all’estremo: colui che non rispetta il decalogo – cioè non onora il suo lato del contratto esistente tra YHVH ed il Suo Popolo – verrà colpito da D-o con una pioggia di eventi di malasorte retributiva, oppure D-o semplicemente lascerà che ogni sventura dell’Universo lo colpisca senza fare alcunché per impedirlo o per mitigarla. Classica è l’enumerazione delle conseguenze tipiche: "la tua lingua si attaccherà al tuo palato, i tuoi raccolti si avvizziranno e periranno, il tuo bestiame sarà sterile e così tua moglie e soffrirai infine dolorose perdite nella tua famiglia, ed alla fine la tua stessa vita finirà per lasciarti, ma solo dopo una lunga serie di miserie, tormenti e lutti." È un avvertimento molto chiaro. Ma …quando il Male sembra colpire un INNOCENTE?....

 

LA VARIANTE ALLA RISPOSTA B.

Ma, ricordando la non rara eventualità del Male che sembra colpire arbitrariamente o casualmente uno o più soggetti innocenti, trasformandoli nel paradosso del Giusto sofferente, allora ci viene ricordato che la Torah precisa molto spesso che il Signore nel suo amore è geloso e possessivo verso il Suo Popolo. Questo amore infinito nella sua profondità quanto nella sua possessività (per gli addetti ai lavori cabalistici parliamo qui degli eventi e delle volontà che hanno luogo a livello del Partzuf divino noto come Zeir Anpin) porta il Divino ad irrogare il suo castigo in via generale tanto nello spazio (ex: su tutti i Figli di Israele a causa delle colpe di pochi, su tutti gli abitanti di Sodoma e Gomorra, inizialmente a dispetto del fatto che anche lì vivono pochi Giusti accanto ad una maggioranza di mascalzoni e dissoluti, oppure anche sull’intera umanità e su tutto quanto viva sulla terra in quel momento, come nel caso del Diluvio Universale) quanto attraverso il tempo (ex. Le colpe dei padri ricadono sui figli e così via per un numero variabile di generazioni).

Piaccia o meno, e sia tutto questo più o meno o per nulla comprensibile dal nostro punto di osservazione, secondo le letture tradizionali questo è il metodo e la regola che D-o ha voluto ed imposto al Mondo che ha creato, una regola della cui esistenza ci ha avvisati in debito anticipo e ci ha anche dato in seguito nel corso della storia anche illustri esempi dissuasivi. Tanto ci dovrebbe bastare per scegliere l’obbedienza alla Legge e la fedeltà al Patto. Quest’ordine di idee che sembra precludere alla possibilità di una replica ulteriore è ormai vecchio di svariati secoli, per non dire millenni. Ovviamente però le repliche ci sono state lo stesso, in un simile arco di tempo. I Filosofi per esempio hanno il problema congenito, per la loro stessa natura di ricercatori e di formulatori di domande, che per un vero filosofo una certa soluzione non sarà mai convincente, se non soddisfa fino in fondo la Ragione ed il suo bisogno di sentire che essa è conforme alla Verità che è umanamente attingibile.

Se volessimo solo gettare uno sguardo al secolo scorso si sono verificati scenari reali dove il Male ha talmente dominato ogni dimensione del vivere da oscurare qualsiasi possibile luce per farci dubitare con Nietzsche se per caso D-o non fosse morto. Il XXI secolo è iniziato con il Crollo delle Torri Gemelle e con tutte le devastazioni e atrocità che ne sono seguite e che si susseguono tutt’oggi. Se in Rwanda i machete che tranciavano arti e teste erano impugnati da altri esseri umani, Tsunami e Terremoti sono quelli che in inglese si definiscono “Acts of G-d”, in cui puntualmente le conseguenze sono inasprite da quanto l’uomo aveva creato nelle zone colpite sfidando la Natura per avidità di profitto e di potere.

L’apparente trionfo del Male ci porta a dubitare. E se D-o fosse morto? Anzi, se D-o non fosse mai esistito? Eppure il XIX secolo un suggerimento prudente ce l’aveva dato quando Dostoevskij, per bocca di Raskol’nikov ci fa osservare:

“Se D-o non esiste, tutto è permesso”.

Beh, nessuno di noi vorrebbe sinceramente vivere un solo minuto in un mondo così. C’è chi lo ha provato un mondo così: la Shoah, i Killing Fields della Cambogia, le fosse comuni di Srebrenica. È solo qualche esempio. Gli ottimisti hanno allora prodotto le risposte di Tipo C.

 

LA RISPOSTA RAFFINATA, QUELLA DI TIPO C. TRANQUILLI, C’È UN PIANO”.

Si può per esempio dire che il Male in realtà non esiste, se lo si considera in una visione veramente olistica, cioè in quella che molti chiamano semplicemente “the big picture”,cioè in una Visione d’Insieme e Teleologica di vasta portata spazio-temporale che ricomprenda in sé e riconduca ad un senso razionale e comprensibile i casi specifici apparentemente aporetici che riteniamo eticamente ed emotivamente inaccettabili al livello “terreno” ed esperienziale di osservazione.

Per esempio un tizio perde improvvisamente un lavoro che amava fare come fosse la sua ragione di vita, resta senza mezzi per qualche tempo, ma poi troverà un lavoro migliore e più realizzante e magari meglio retribuito. E questo lavoro non lo avrebbe mai trovato senza il licenziamento (male apparente e temporaneo) perché non avrebbe mai avuto il coraggio di dimettersi. Oppure per motivi burocratici e varie circostanze imprevedibili una tizia perde il volo urgente che appariva un’esigenza indispensabile, crede di aver perso l’occasione della vita, salvo poi scoprire che quell’aereo ha avuto un problema serio. O magari che è precipitato. Chi racconta aneddoti simili conclude invariabilmente:

"D-o ha un Piano per il Mondo e per ciascuno di noi”

 

OPPURE (RISPOSTA DI TIPO C, ALTERNATIVA)

“D-o opera per vie misteriose” ovvero “I fini di D-o sono inconoscibili, la sua Volontà imperscrutabile”.

Segue il corollario: “Beh, D-o ha sempre un Piano. Anche su quello che oggi ti ha devastato. Resta fermo nella tua Fede. Non è dato all’Uomo comprendere i Disegni di D-o.  Solo che qualcuno in ogni tempo e luogo ha conservato e conserva un sano e legittimo dubbio essenziale, riassumibile così: "ma perché Qualcuno che dice di amarci prima ci colpisce e ci stende rasi al suolo in modo improvviso, inatteso ed incomprensibile, non si spiega, non ammette domande, fa il misterioso, e tuttavia pretende però che lo capiamo, o che comunque manteniamo la fede in Lui, e che Lo ricambiamo con infinita devozione e filiale amore?"
Il modello di mondo e di relazione Creatore-Uomo che emerge dalla risposta di tipo C, nelle sue varie declinazioni, risulta francamente irritante perché presuppone l’inutilità della Ragione, di cui invece, secondo la Kabbalah e non solo la Kabbalah, HaShem ci ha fornito con dovizia. E se l’ha fatto ciò significa che la Ragione in questo mondo ha presumibilmente un qualche impiego essenziale da assolvere.

Nell’ebraismo stesso lo shock dell’Olocausto è rimasto per molti una ferita aperta, uno scandalo per la ragione, un vicolo cieco dalle stessa fede. Qualcuno di noi ha provato a inserire il pensiero provvidenziale del Piano, realizzando che forse la Shoah ha dato una spinta finale determinante a quel processo storico e di autocoscienza che dalla seconda metà dell’800 ha portato gli ebrei al ritorno nelle terre dei padri, laddove si sono riuniti ai fratelli che sono sempre rimasti lì tra mille tribolazioni ed umiliazioni. Il riscatto per tutti quanti è stato il sorgere – vincitore tra le macerie di una guerra omicida che l’ha assalito alla nascita - dello Stato di Israele. Alcuni di noi invece , al contrario, quando celebrano Pessach, la Pasqua israelita, e leggono nel corso della liturgia della Cena le famose Quattro Domande dei Quattro Figli che iniziano tutte con ”Mah” (perché, ne aggiungono una quinta, relativa alla Shoah che semplicemente consta di un “Mah?”, un perché doloroso come un buco nero che attende ancora una risposta.

 

VARIANTE D. L’IMPUDENZA DI EPICURO.

E qualcuno magari alla fine concluderà che è inevitabile concordare con quella linea di pensiero formulata per primo da Epicuro, e che lo ha reso nei secoli una vera bandiera dell’ateismo militante, quando con lieve sarcasmo il filosofo greco sillogizzò:

“E’ in D-o la volontà di impedire il Male ma non riesce a farlo? Allora non è Onnipotente. Ne è capace ma non vuole? Allora Egli è Malevolo. E se vuole impedire il male e ne è capace, da dove viene tutto il Male di cui facciamo ogni giorno esperienza? E se non vuole e non è capace, perché allora continuiamo a chiamarlo D-o”?

Dal punto di vista della Kabbalah questa impostazione mentale è difettosa nel manico perché pone sullo stesso piano ontologico D-o e gli elementi della realtà che egli ha creato e poi tira delle conclusioni che partono da questo fraintendimento di base di cosa sia la realtà, che invece per la Kabbalah è mirabilmente articolata nei Suoi molteplici piani (i cinque Mondi, le 10+1 Sephirot). Il punto cioè è che si tratta di due petizioni di principio. In questo contesto e limitatamente a questo punto la Kabbalah appare come fondata sul Postulato dell’esistenza di HaShem, ha Yotzer (il Creatore, Colui che dà Forma). Ed Epicuro si fonda su quello della sua Inesistenza. Non si tratta dunque di due impianti di pensiero LOGICI in modo ASSOLUTO, ma solo coerenti con il Postulato originativo. Il fatto certo, empirico, è che quando si fa la personale e diretta esperienza del Male … beh, ecco, a noi sembrerà esattamente quello che ci sembra che sia: un Male. E se qualcuno venisse a dirci che in realtà stiamo facendo l’esperienza di un bene perché c’è un piano, questa ci sembrerà nel migliore dei casi una provocazione intellettualistica, non rispettosa della nostra sofferenza presente e reale. Potrebbe essere vissuta come una considerazione che manda in corto circuito il nostro senso di frustrazione ed impotenza davanti all’essere divenuti vittima del Male. È un pensiero che può intralciare i nostri necessari processi di elaborazione del lutto e del dolore. In qualche modo il pensiero di un possibile “piano di D-o” può anestetizzare ed ottundere quelle emozioni e quelle esperienze che stiamo vivendo. Per costoro il Piano è una consolazione patetica e stucchevole che non soddisfa la Psiche e frustra la Mente. La posizione razionalista di Epicuro è una posizione limitata ed alla fine insufficiente a risolvere il problema, dato che si ferma all’aporia soddisfatta di averla messa in luce. Paradossalmente questa è una posizione molto onesta che può più facilmente di altre evolversi e sfociare nella soluzione cabalistica al problema del Male di cui tra poco parleremo, quando davanti alla ragione si aprono strade concrete prima non immaginabili e la speranza ci porta a provare ad inoltrarci lungo di esse.
.
Fine parte seconda

Leggi la prima parte

 

Read 1613 times

Related items

  • Cucinare se stessi. Sul comportamento e sulla condizione dei miei corpi Cucinare se stessi. Sul comportamento e sulla condizione dei miei corpi

    È da parecchi anni che mi dedico al cibo, osservando come esso influisca sul comportamento e sulla condizione dei miei corpi.

  • Castelot and Ballandras made gold while nobody cared Castelot and Ballandras made gold while nobody cared

    The twenties, Nice, France... Gold! This article comes from a French review that dates from 1927, written by Andre Ibels for the Nouveau Journal de Nice At the end of the five chapters of the article you will find the protestation by a Professor of Engineering at the Conservatoire des Arts et Metiers in Paris, that accused the scientists of her time of being cowardly.

    We took the article from the Adam Mc Lean website1, probably the best site of alchemy ever. The article was written by Mark House, an American researcher in alchemy, who in the next issue of NitroGeno will write a commentary about this text and the experiments that took place.

    How i succeeded in making gold according to the process of mr. Jollivet Castelot - December 1925
    By A. Ballandras

    Dosage of Gold obtained by the second method.

    The residue, which had been obtained by a mixture of:

    • Silver 10 grams
    • Tin 3 grams
    • Arsenic sulphide 3 grams
    • Antimony sulphide 3 grams

    was crushed as much as possible and subdued (read: subjected) to a treatment of pure chloric acid like in the first method. [Here is a reference to a first method - not presented here - the above being the second method presented by Ballandras from a text, the name and size of which is unknown to me.] However, to completely eliminate the silver and the tin employer, I scrupled to begin the indicated treatments, that is to say that the powder which was obtained having been subdued first to the action of azotic acid then washed with distillated water, then subdued to the action of chloric acid, then once more washed with distillated water, and these different operations were begun once more with another portion of pure azotic acid, and another portion of pure chloric acid after having carefully washed the insoluble residue was subdued to the prolonged action of aqua regalis following:

    Chloric acid - 15 parts/ Azotic acid - 4-5 parts.

    It must be noted that this thing happened during the ebullition (bubbling; boiling) The washed residue contained the slighter part of gold, this thing would be found dissolved in the last liquor, which I obtained. After 18 hours of digestion at the temperature of about 25 degrees, I subdued the mixture to ebullition during 3 hours. After refrigeration, I filtered this on wool of glass and I looked to see if parts were not drawn along in suspense. Finding nothing I proceeded with an analysis of the liquor which I obtained. For that month I made two parts strictly equal of the liquor, the first being destined to qualitative analysis, the other quantitative.

    A) Qualitative Analysis: Assay of usual reagents:

    • Chloride of Tin - Rose colored precipitate
    • Pure Soda in solution - Voluminous yellow reddish precipitate
    • Sulfate of Iron - During ebullition, metallic precipitate, greenish black very dense spangles.

    B) Quantitative Analysis:

    The second part of the liquor destined to undergo quantitative analysis was treated by H2S when the most important part of chloric and azotic acids were driven out by a prolonged ebullition.

    This time the liquor was slightly acid and had a weak smell of chlorine. I called H2S into action; about 20 minutes long. The black precipitate which I obtained was received by a filter paper carefully washed first with well distillated water, then with hot water and at last with chloric acid. After drying in the vapor-bath, the precipitate was put in a capsule of porcelain and heated in a mould at about 850 degrees, so as to destroy the sulphides precipitated with gold i.e., the arsenic and the antimony. These were naturally decomposed by the temperature of 850 degrees to which it had been subdued during two hours. The quantity of gold obtained was 0.238 grains. The half of the liquor having served for the dissolution having been turned to good use for the qualitative analysis it followed that the whole quantity of gold contained in the original liquor should be equal to double the quantity obtained. i.e., 0.476 grains of gold per 10 grams of silver employed, yield then was 0.476 grains of gold per gram silver. {I must point out that the obtaining of gold is not a mathematical regularity, that is to say, the purport (proportion) of residue changes according to the conditions of heating.}

    old drugstore

    2) Dry method

    I acted on 22 grains of chemically pure silver supplied by Messrs. Poulenc of Paris and on 3.5 grains of chemically pure orpiment supplied by the Pharmacie Central of Paris. The mixture was heated to about 1600 C in a metal smelting furnace for about ¾ hour. The residue obtained was again melted for an hour with the addition of orpiment, after having been hammered for half an hour and re-melted with the addition of small quantities of orpiment every 10 minutes, it was withdrawn. After cooling and the addition of chemically pure antimony sulphide, it was again put back into the furnace, small quantities of orpiment being thrown in every 5 minutes. The residue obtained had a dark metallic tint, after hammering it became slightly golden.

    Analysis of the Residue

    The residue dissolved in chemically pure 36 degree HNO3 first cold and then hot, gave an abundant pulverulent deposit. This deposit after being washed and treated with HN3 to dissolve the arsenic and antimony salts was completely dissolved in aqua regia. The liquor after being chlorinated and filtered was subjected to the reagents of Platinum and gold.

    Mr. Andre Vandenberghe who was acting as preparator for this experiment, had thought that in accordance with the law of evolution of matter, the transmutation of bodies into gold should be preceded or accompanied by their transmutation into platinum. According to Mendeleiev’s progression, we have Pt - 195.2 and Au - 197.2

    The reactions of gold were quite characteristic; the reactions of platinum also seemed to reveal its presence. The quantity of gold obtained in this experiment was estimated at about one gram. I emit the hypothesis that the arsenic acts as a catalyzer and the sulphur as a ferment in this transmutation.

    Jollivet Castelot, Douai, December 1925

    A recent experiment in transmutation

    By M. Jollivet Castelot

    All my research work on transmutation since 1908 has started from the fact that gold is found in nature associated with antimony and arsenic sulphides as well as with Tellurium which is considered as the mineralizer of gold. I therefore considered it logical to introduce Tellurium into the artificial combination of silver and arsenic and antimony sulphides that I make. The following is an account of one of my recent experiments:bI prepared a mixture composed of 6 grams of chemically pure silver, 1 gram of native orpiment (Arsenic trisulphide A52S3) free from gold, 1 gram of chemically pure antimony sulphide, and 2 grams of chemically pure Tellurium. I added pure silica to the usual fluxes. This mixture was heated in the furnace in the usual way for one hour at a temperature of 1100 C (approximately) [note: parenthesis are not mine AMWH].

    The residue obtained was of a blackish grey color with violet reflections. It weighed 6.420 grains. When subjected to the action of nitric acid, the residue was attacked with difficulty and greenish metallic particles became detached. The solution was then decanted and a greenish-yellow residue remained which was kept at the boiling point in nitric acid for several hours, after decanting off the liquor once again, the residue, which had not changed, was washed, treated with ammonia and then subjected to the action of aqua regia in which it was entirely dissolved after boiling for several hours.

    The solution after being chlorinated and then subjected to the reagents of gold, gave the following:

    • Potassium Ferrocyanide - greenish brown coloration.
    • Tin Protochloride + Tin Bichloride - a yellow bronze coloration and then a metallic deposit of the same shade.
    • Ammonia - coloration and precipitate identical with the preceding one and which became transformed into a yellow deposit of fulminating gold at the end of a few hours.
    • Formol - light yellowish black metallic precipitate.
    • Peroxide of Hydrogen - light very finely divided brownish black precipitate.
    • Oxalic acid - yellowish black precipitate.
    • Ferrous Sulphate - golden yellow metallic precipitate.
    • Caustic Potash - a fairly abundant golden yellow metallic precipitate at the end of a few hours.

    The presence of gold was therefore very distinctly shown and a remarkable feature was that the metal obtained possessed the yellow bronze color of gold telluride and of native silver. I had therefore produced a bronze colored gold in my laboratory by artificial means thanks to the intervention of the Tellurium.

    “A certain amount of gold was certainly lost in this test as in all my previous tests, for it is known that arsenic, antimony and Tellurium entrain gold in their fusion and their volatilization. In order to obviate this disadvantage, I had thought of making the vapors of arsenic and antimony sulphides and of Tellurium act on the silver in fusion in a closed vessel by means of a special device, but I have been forced to give up this scheme for the time being on account of the difficulties met with for the construction of this apparatus, the cost of which would be very high. I consider it certain that if the vapors were allowed to bubble through the melted silver, a much higher yield of gold would be obtained than that I have obtained hitherto by an imperfect and too rapid contact of the bodies in presence; while it is undoubtedly necessary to make them react on one another in the state of vapor in a closed vessel.” Jollivet Castelot, Douai, April 24th, 1926

    The chemical manufacture of gold account of one of my last experiments in the transmutation of silver into gold

    As a sequel to my previous work on the artificial synthesis of gold, I have introduced Tin into these new tests as it is also often associated with gold in nature. The following is a description of this new process, thanks to which the percentage of gold obtained destroys all the objections that are raised with regard to impurities.

    I made an intimate mixture of 6 grams of chemically pure silver of which the purity was tested by a professional chemist, the Head of the laboratory of one of the most important Works of the region. 2 Grams of antimony sulphide, 1 gram of orpiment, and 1 gram of Tin; all these bodies were obtained from the Establishment Poulenc of Paris and were chemically pure. I added the usual fluxes and then heated the whole in a crucible in the furnace to about 1100 C fort2 about 1 hour, twice adding a small quantity of antimony sulphide.

    The residue obtained was treated for a long period in pure 36 degree nitric acid, first cold and then at the boiling point.

    The insoluble residue was next washed with distilled water, treated with ammonia, washed again and finally treated for a long period with boiling aqua regia. The liquor when filtered and subjected to the reagents of gold showed the presence of this metal in the form of deposits3 which maybe estimated at 0.05 grains in all, which is very high considering the 6 grams of silver employed.

    With Oxalic acid, the solution turned violet and gave an abundant black pulverulent precipitate.

    With Hydrogen Peroxide, a very finely divided precipitate of gold.

    With Formic Aldehyde, a brown precipitate of gold.

    With Tin Protochloride, an intense violet pink coloration.

    The addition of Tin to the other bodies has certainly facilitated the reactions of the gold and increased the yield of this metal which can be manufactured artificially by my process.

    It would be easy to show that, given the respective prices of gold and of the other substances that are used in my process to produce it, a profit could be obtained if the process were worked industrially; all the more so as the greater part of the silver employed can be recovered at each test.

    I believe I now hold the key to the regular and even industrial manufacture of gold. But the industrial question is voluntarily put aside from my thoughts, for my only object is the search for pure scientific truth.
    Jolivet Castelot, Douai, April 15th, 1927

    Table of reactions

    “GOLD”

    • C2H2O4 - Abundant deposit of metallic gold.
    • H2O2 (basic) - Brown precipitate.
    • K4 Fe Cy6 . 3H2O - Green coloration.
    • Na2CO3 (in ebullition) - Brownish precipitate.
    • “PLATINUM & GOLD”
    • NH3 - Reddish yellow precipitate (Au); topped by a yellow precipitate (Pt).
    • KOH - Reddish yellow precipitate (Au); topped by a yellow precipitate (Pt).
    • SnCL2.2H2O - Solution colored brown with reactions of platinum salts and deposit of black powder.
    • KI - Solution becomes reddish followed by a discharge of iodine and a brown precipitate (Platinum iodide).

    Extracts from the press

    “It must be admitted that it is extraordinary and incomprehensible that France for the past ten years has refused to take an interest in the experiments of a rich and universally respected scientist who has given proofs of his worth, even after the conclusive experiments carried out by an official chemist, Mr Ballandras of Lyons.”
    Andre Ibels, La Razon, June 8, 1927

    It is unjust, gentlemen, that a scientist of the value of Mr. Jollivet Castelot should be held in suspicion at the very moment when he is losing his sight through overwork. To continue his work, however embarrassing it may be to yours, is a sacred duty.”
    Declaration by Mademoiselle M.L. of Paris. Professor of Engineering at the Conservatoire des Arts et Metiers, Paris, at the Chemical Congress in Paris. October 1927

    “Oh! it is not that Mr. Jollivet Castelot has not attempted to make his invention known in France, on the contrary, he has written leaflets and books and has founded reviews for this purpose... Not only was he not taken seriously, but he was also a butt to the sarcasm and even to the insults of the official scientists in general and of the Nobelist Perrin in particular. The Acedemie des Sciences itself - as usual - refused to record his communication.”
    Andre Ibels, Nouveau Journal de Nice, October 16, 1927

  • On making gold yesterday. Tradition, ethics, history On making gold yesterday. Tradition, ethics, history

    It is essential not to fall into the incorrect idea of believing that alchemy only means “to make gold”, as we have already explained in the editorial, and we invite everyone to read it because it contains all the ethics of the science/art in just a few sentences.

  • Nevertheless, we can make Gold, absolutely Nevertheless, we can make Gold, absolutely

    To create Gold through Alchemy is just like free climbing a very steep cliff without any safety lock, a situation where the handholds are few, tilted and small.

Leave a comment

Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.

SUBSCRIBE TO OUR NEWSLETTER!

and get the latest on News - Events - Offers!

x