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Più e-book che libri cartacei per i nativi digitali

Rocco Fontana

Lo afferma una ricerca Usa: “Chi ne fa indigestione ha meno probabilità di diventare un lettore forte”
Non potevano che essere loro, i nativi digitali, a leggere così tanti libri elettronici. Al punto, almeno secondo una massiccia ricerca dell'americana National Literacy Trust, da aver superato la soglia critica: per la prima volta, almeno negli Usa ma anche il quadro italiano è in pieno cambiamento e avviato in quella direzione, i bambini leggono più su computer, tablet ed e-reader che su carta. Insomma, è iniziato il sorpasso dell'e-book sul libro tradizionale. Con tutte le conseguenze del caso che, secondo l'indagine, non sono esattamente salutari. Almeno sotto il profilo culturale. A quanto pare, infatti, si tratta di un atteggiamento di fruizione dei contenuti che sta danneggiando i livelli di lettura dei bambini: quelli che leggono solo attraverso questi device hanno minori probabilità di diventare lettori forti rispetto a quelli a cui non manca quotidianamente un buon apporto di carta stampata.

L'idea, ovviamente, non è quella di demonizzare ma spingere a un sano equilibrio: "La nostra lotta è per una lettura più bilanciata, che sfrutti sia libri che strumenti tecnologici", si legge nel rapporto che ha coinvolto quasi 35mila bambini fra gli 8 e i 16 anni. Con le bambine a fare da apripista sia su carta (68 per cento contro 54) che su dispositivi elettronici. I numeri, d'altronde, non mentono: fra chi usa solo lo schermo appena il 59 per cento tende ad avere un proprio libro preferito, contro il 77 dei cartivori. Ma il punto è un altro: i primi amano leggere molto di meno, con una forchetta di 39 punti rispetto ai coetanei ( 12 per cento contro 51).

Il settore, d'altronde, è trainato dal boom dell'offerta di contenuti digitali per i bambini che più che alla lettura puntano al divertimento. Secondo altri dati, stavolta italiani e resi disponibili dal DigiLab del Salone del Libro di Torino, oltre la metà dei bambini fra 3 e 16 anni ha infatti già interagito con uno schermo touch. E i genitori sembrano spingere in quella direzione: il 49 per cento pensa infatti che le app possano avere un elevato valore educativo. E dunque sono i primi promotori di questo tipo di fruizione. In altre parole: familiarità con tablet & co non significa automaticamente maggiore propensione alla lettura. Anzi.

"Mentre apprezziamo molto il positivo impatto che la tecnologia ha avuto e sta avendo nel moltiplicare le opportunità di lettura per i più giovani, è tuttavia cruciale che quella su carta non venga marginalizzata" ha spiegato il direttore del National Literacy Trust, Jonathan Douglas. Quel mix che gli americani sembrano perdersi per strada in Italia pare invece resistere. Secondo la recente indagine #Natidigitali firmata da una serie di portali insieme all' Aib, Associazione Italiana Biblioteche, alla Mlol, MediaLibraryOnLine, e FattoreMamma, il libro digitale è sempre più diffuso ma relegato ai tempi morti: nel 61 per cento dei casi gli e-book sono infatti preferiti dai genitori per occupare i tempi d'attesa, gli spostamenti in auto o i viaggi mentre, per esempio, le letture della sera tengono saldamente il loro formato cartaceo.

Insomma, c’è ancora una certa diffidenza se oltre il 60 per cento preferisce riservare ai più piccoli libri cartacei perché teme che attraverso il supporto digitale si possa perdere la “magia del libro”.

Non è un caso, d’altronde, che l’Istat, nella sua ultima ricerca Noi Italia, abbia individuando uno dei pochi dati positivi proprio scavando nelle abitudini dei bambini italiani: la quota dei ragazzi da 6 a 17 anni che ha letto almeno un libro nel tempo libero è aumentata di 7,7 punti percentualirispetto al 1995 (dal 50,2 di diciotto anni fa al 57,9 per cento del 2012).  Per ora, dunque, carta e schermo sembrano muoversi in un virtuoso equilibrio spingendo verso l’alto, seppur di poco, attenzione e propensione alla lettura dei giovani italiani, schivando gli effetti collaterali individuati negli Stati Uniti. Ma l’onda americana è dietro l’angolo: dall’anno scolastico 2014/2015i libri scolastici italiani dovranno infatti essere solo digitali. O, al massimo, in formati misti.

Articolo originale di Simone Cosmi su Wired



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