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Mercoledì, 22 Agosto 2018 22:51

Arte Sacra, potenza ed emanazione del Sacro

Scrivere sul Sacro è sempre impegnativo perchè si entra in un territorio spinoso, dove l'ego non trova terreno fertile. Infatti tutto ciò che attiene al Sacro, quando è vero, presenta una carica distruttiva e trasformatrice potente, difficile da gestire. L' arte sacra, in tutte le sue manifestazioni, non si sottrae a questa caratteristica.

Il termine Sacro preso da solo è infatti un termine che apre a numerose interpretazioni.

L'esperienza mistica in questo ambito è fondamentale per poter uscire dal terreno mentale delle definizioni. Esperire infatti significa vivere un'esperienza, sentirla col proprio corpo,non solo pensarla. È cosa ormai risaputa che l'uomo occidentale ha sviluppato competenze mentali a scapito di tutte le altre. Ci troviamo quindi di fronte a una realtà sbilanciata, in cui si ragiona tanto e si ottiene poco. Perchè? Perchè se al ragionamento manca la carica che nasce dal sentire fortemente la realtà delle cose che si dicono, diventa parola vuota o, come altrove viene definita, parola morta, buona per riempire contenitori acritici, buona per stampare libri destinati ad essere presto dimenticati, in quanto inutili.

Da quanto detto si può quindi facilmente evincere che, se manca la linfa vitale, ogni cosa perde senso e si arriva presto o tardi a dover constatare la realtà drammatica di questa affermazione.

Viviamo in tempi da finis terrae. Ormai è sotto gli occhi di tutti che il sistema in cui abbiamo creduto sta crollando sotto il peso delle conseguenze di azioni perpetrate negli anni e che adesso chiedono il conto. Un conto pesante, fatto di morte, di fallimenti, di desolazione. Chi percepisce la gravità di questa situazione, combatte una battaglia persa, combatte finchè le forze lo sostengono per arrivare presto o tardi a dover ammettere che non c'è più niente da fare, che tutto è perduto. A questo punto si apre la scelta tra soccombere alla disperazione o trarre linfa proprio da questa per tentare un'altra strada. L'ottimismo da solo non basta, bisogna essere folli abbastanza da fare lo sforzo di credere che sia possibile una via d'uscita. È in questo ambito che il Sacro trova la sua ragione di essere. Non come fede cieca in un qualcosa che non si conosce ma che si spera esista, bensì come apertura a una nuova realtà che passa necessariamente dall'esperienza vissuta in prima persona. È solo attraverso l'esperienza diretta infatti che si può avere la forza di sostenere la possibilità di un cambiamento reale. Sono finiti i tempi dei grandi proclami, oggi più che mai ad ognuno è chiesto di ritirarsi nella propria interiorità e cercare la chiave, cercarla dentro. Ma come?

È a questo punto che l'Arte può assumere realmente una funzione sociale e trasformatrice. Arte in quanto prodotto di un'esperienza. L'artista, è già stato detto molte volte, è un canale. Attraverso di lui fluiscono contenuti che si concretizzano in un'opera. I contenuti che escono dalla mano dell'artista risentono dell'esperienza che egli vive in prima persona. Fare Arte richiede serietà, impegno, sforzo e una tensione costante ad andare oltre per consegnare al pubblico un'opera che trasmetta qualcosa che sia utile per il pubblico principalmente. L'Arte diventa quindi una forma di servizio. L'Artista che sente questa chiamata, non può sottrarsi. Se lo fa, consegna se stesso alla morte per autoreferenzialità. Uscire dalla sfera di se stesso per consegnarsi agli altri significa spogliarsi completamente di ogni desiderio egoico, significa far cadere anche l'ultimo velo e mettersi nelle mani di qualcosa di più grande. Questo passo può essere fatto solo a seguito di esperienze dirette, continue e sempre più forti che diano la certezza monolitica e indiscutibile dell'esistenza di altre realtà oltre a quella che percepiamo, realtà alle quali siamo chiamati ad accedere in quanto esseri vivi.

Paola Marchi

Il Sacro è essenzialmente una dimensione dell'esistenza, dimensione alla quale ognuno può accedere attraverso il canale che più si armonizza con la sua situazione esistenziale. È errato credere che il Sacro appartenga solo alla sfera religiosa. Questa è una sua manifestazione, quella ormai generalmente riconosciuta, ma è anche la maggiore responsabile dell'allontanamento dell'uomo da essa stessa.

Bisogna riconsegnare il Sacro alla realtà in cui ci muoviamo, riconoscere la sua dimensione panteistica, riconoscerlo ovunque, in ogni manifestazione dell'esistenza e, in prima battuta, riconoscerlo dentro di noi. Il Sacro infatti è una porta che si apre, una porta interiore, che tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita, ma che non abbiamo riconosciuto, perdendo così la preziosa occasione di entrare in una percezione della realtà diversa, che non comporta nessun cambiamento se non il nostro modo di percepire le cose. Il Sacro presuppone apertura, presuppone la volontà di gioire, la volontà di stare bene, presuppone uno sforzo che può apparire impossibile, ma che impossibile non è.

Nella vita tutto ha un prezzo, il prezzo del Sacro è la vita.

L' Arte Sacra nasce necessariamente da un'esperienza definita mistica. L'Artista sperimenta varie realtà, dalle più oscure alle più luminose e poi le trasferisce nelle opere che dona al pubblico. In questo l'artista è una specie di folle, vive una vita propria, fatta di solitudine e incomprensioni, questo è il prezzo che paga e la prova a cui non può sottrarsi. La dimensione del Sacro è la protezione necessaria a sondare tutte le dimensioni dell'esistenza, dimensioni esclusivamente interiori che non richiedono niente se non una profonda capacità di guardarsi dentro con onestà e spietatezza. Scendere nei propri inferi per accendervi una luce, risalire fino a raggiungere le vette più alte del sentire e testimoniare questa esperienza attraverso un'opera questo, secondo me, è il senso dell'arte sacra, un viaggio nella terra del sè. Consegnare al pubblico un'opera è portare testimonianza di un'esperienza che, quando è reale, si colora di suggestioni potenti capaci di colpire l'anima dell'osservatore, lasciando un'impressione. In questo consiste il misterioso potere emanato dall'Arte Sacra.

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Paola Marchi

Nata a Seravezza nel 1975.  Consegue la Laurea in Lettere Moderne presso l'università di Pisa e pubblica la tesi di Laurea dal titolo "Cinema e Pittura in Giorni d'amore" nel volume Giorni d'amore, Lindau, Torino, 2003. Frequenta la scuola di nudo presso l'Accademia d'arte di Carrara (Ms) dove impara le basi del disegno a mano libera e le tecniche di incisione. Si dedica attivamente all'attività pittorica e vende su committenza italiana e straniera. Scrive per Fontana Editore.

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