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Sabato, 01 Giugno 2019 18:31

Essere genitori è un’arte!

Essere genitori è un’arte! “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.” La genitorialità rappresenta una delle esperienze più evolutive e più mature della dinamica affettiva di un individuo, un lungo e continuo “apprendistato” per imparare l’arte di essere autentici, autonomi e completi sia da un punto di vista spirituale (emozioni, sentimenti, comportamenti), che personale.

Prendersi cura dei figli, significa prima di tutto lavorare su di sé. Togliere, scolpire e raffinare per far emergere la parte più vera e più bella di noi, la nostra anima.

La crescita umana è fatta di fasi che si ripetono nel corso della vita, ma mi piace aggiungere che anche ciò che si ripete non è mai uguale a se stesso, tutto è in continua evoluzione e trasformazione, anche quando non ce ne accorgiamo. Che lo vogliate o no, aderire ad una nuova coscienza è un passo necessario e consapevole per affrontare serenamente ogni “difficoltà” della vita, trasformando questa in un vero insegnamento, attraverso cui imparare ad osservarsi e migliorarsi. La spiritualità è cultura, e cultura è avere una chiara conoscenza di se stessi. Questo aspetto è importante poiché gli stadi evolutivi dei figli risvegliano bisogni e paure dei genitori.

Secondo Erikson : “La forza acquisita a ciascun stadio si rivela nell’esigenza di trascenderlo e di rischiare nel successivo quelli che nel precedente costituivano gli elementi più vulnerabili e preziosi”.

Diventare genitori non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Ripetere dei modelli educativi interiorizzati, siano essi positivi o negativi, delle proprie figure genitoriali non è educativo. È indispensabile conquistare la capacità di dare ai nostri figli ciò che veramente siamo e non quello che gli altri hanno voluto che fossimo.

Molti genitori hanno bisogno di mettere in atto i loro modelli genitoriali interiorizzati, in modo da poterli contattare, il più delle volte entrando nel dolore per poi potersene separare, rielaborando dei propri modelli. Il genitore deve per prima cosa sviluppare umiltà verso se stesso, deve perdonarsi i suoi “limiti” e i suoi “difetti” se vuole trasformarli in qualità spirituali utili alla crescita del proprio figlio e della famiglia tutta. Un altro aspetto fondamentale che il genitore deve sviluppare è l’autenticità, ossia l’onestà interiore che gli permette di discernere la verità dal falso giudizio verso le sue credenze e verso il proprio figlio. Solo attraverso l’onestà interiore possiamo aprirci al cambiamento, perché se non riconosciamo la nostra verità, non possiamo riconoscerla neanche in nostro figlio. La verità è che siamo anche esseri divini, ma lo abbiamo dimenticato.

A volte pretendiamo di essere genitori perfetti e così credendo si finisce per diventare imperfetti, poiché tale aspettativa di perfezione genera solo ulteriori delusioni e frustrazioni.

Ciò che è importante e rivelarci a noi stessi e ai nostri figli per quello che siamo. Accorgersi dei propri limiti è parte dell’opera evolutiva dell’essere umano, poiché è solo avendo coscienza dei propri limiti che si possono far emergere i punti di forza. Tutti “sbagliamo”, ma il vero sbaglio sta nell’incapacità di ammetterlo e riconoscerlo e ancor più nell’incapacità di saper chiedere scusa. Quando sbagliamo verso i nostri figli, anziché rimanere ancorati alla nostra idea, sarebbe opportuno chiedere scusa. Ciò avviene con un piccolo sforzo che è quello di imparare ad essere indulgenti verso se stessi e verso gli altri, un atteggiamento fondamentale che non ci è stato tramandato, ma che comunque è presente nella memoria delle nostre cellule! Non dimentichiamo che siamo come la goccia in cui è contenuto l’oceano; questa consapevolezza di essere un microcosmo nel cosmo ci porta a staccarci dai sensi di colpa poiché comprendiamo che quella goccia è perfetta così com’è, anche se più piccola e diversa dall’oceano per la sua grandezza e per la forma, non lo è per l’essenza in essa contenuta. L’aiuto più importante per liberarci dai sensi di colpa viene proprio dai nostri figli. Essi ci amano così come siamo, senza aspettative, senza giudizio. Se lo fanno è perché in qualche modo voi lo avete fatto con loro. Se non li ascoltiamo, se non ci prepariamo seriamente ad accoglierli, se non impariamo a percepire la realtà dal loro punto di vista, sarà molto più difficile gestirli e aiutarli a crescere sani e felici. E quale genitore non vorrebbe vedere il proprio figlio libero, felice e pienamente realizzato? In fondo un figlio non è forse il prolungamento della vostra stessa coscienza?

Regole e disciplina dispensati in maniera consapevole e autorevole e soprattutto attraverso il buon esempio, sono guide essenziali per un bambino poiché non esiste libertà senza un’equilibrata disciplina, senza responsabilità, ossia senza la capacità di auto-osservazione permanente integrata e cosciente di se. Ovviamente, un bambino quando è piccolo non è in grado di auto-osservarsi, ma può farlo attraverso l’esempio dei suoi genitori, rispecchiandosi in essi. Avere dei punti di riferimento stabili e coerenti, potremmo dire adulti, sviluppa nel bambino una migliore percezione di se, della propria identità e una migliore capacità di scegliere, imparando a confrontarsi con l’altro e a crescere insieme in maniera costruttiva e positiva. Tutto questo predispone alla possibilità di un arricchimento integrato e armonico della “personalità”. Per imparare a scegliere bisogna dunque essere “disciplinati”, perché è facile trasformare la scelta in adeguamento alle “mode” del momento, perdendo definitivamente la percezione di se stessi e della propria verità. È quello che spesso accade nell’adolescenza e che spesso ci si porta dietro anche nell’età “adulta”. Più insegniamo al bambino ad essere responsabile di se stesso, più gli doniamo le chiavi della libertà. Per fare questo è sufficiente instaurare una relazione autentica e di fiducia basata sull’amore puro. Responsabilizzare un bambino non significa “adultizzarlo”, ma al contrario lasciarlo libero di vivere le sue esperienze, la sua spensieratezza, la sua intelligenza, senza giudicarlo e senza spingerlo a compiacerci. Se il bambino viene giudicato o svalorizzato egli svilupperà una scarsa autostima di se e sfiducia nelle sue capacità, poiché si sentirà sempre fallibile e inadeguato, tutto ciò spingerà sempre di più il bambino a fare l’opposto di quello che gli verrà richiesto.

Quando un bambino non si sente accettato e amato per ciò che è, non saprà darsi un valore, amarsi, non saprà volersi bene e penserà di non aver mai fatto abbastanza, sentirà di non essere DEGNO dell’amore e ciò svilupperà il senso di colpa di non essere all’altezza delle aspettative degli altri.

Sono molto pochi gli adulti che hanno fatto da genitori ai loro genitori, tanti sono quelli che sono ancora figli dei loro figli, impegnati a difendere i loro capricci, piuttosto che prestare attenzione a quelli del figlio. I genitori sono il maggior condizionamento emotivo-comportamentale dei figli.

“Il compito principale dell’educazione dovrebbe essere quello di arrestare definitivamente il propagarsi degli schemi di sofferenza da una generazione all’altra, è questa l’unica via per il cambiamento e per l’evoluzione”.

L’arte di essere genitori consiste proprio nella capacità di AMARE, non di possedere, ma di AMARE. Eric Fromm dice “come genitori abbiamo bisogno delle stesse qualità di un’artista. Abbiamo bisogno di conoscenza, di pazienza, di tenacia, di allenamento e di molto impegno”, aggiungo che abbiamo bisogno di passione, di amore, tutto quello che facciamo “verso” i nostri figli e non “per” i nostri figli, non deve essere vissuto come uno sforzo, un sacrificio, ma come un piacere spontaneo, naturale e incondizionato.

Per fare questo dobbiamo essere pronti a guardarci dentro, a lasciare le nostre zavorre e riappropriarci della nostra identità. L’amore incondizionato verso il partner e verso i nostri figli è una scelta che ci coinvolge profondamente e che trasforma noi stessi e la nostra vita.

Occorre amare in modo disinteressato pensando solo al bene dell’altro, che è anche il nostro bene.

I genitori dovrebbero aiutare i loro figli ad allontanarsi da essi, a permettere loro di essere diversi, individui autentici, unici e irripetibili.

“Amare non significa annullarsi per l’altro, ma esserci per l’altro, ossia vivere ancora di più e più intensamente.”

Occorre che la madre e il padre diano nutrimento non solo alla vita biologica, ma anche a quella spirituale, dal momento che entrambe si compenetrano e l’una non è affatto estranea all’altra. Questo fa sì che il figlio possa divenire una persona distinta e distaccata, il numero 3, la perfezione dell’androgino, la sublimazione della più alta forma del maschile e femminile dentro di se.

Stiamo vivendo un importante cambio di paradigma e un periodo di grandi mutazioni, sollecitate da una frequenza planetaria che accelera il flusso degli eventi, portandoci a vivere in una nuova coscienza. Questo cambiamento, si riflette in tutte le sfere, persino nella percezione di noi stessi, del nostro tempo e dell’operato che siamo chiamati a svolgere. La società non è più in grado di rispondere ai crescenti bisogni di un’umanità in pieno risveglio, allo stesso modo non ha più gli strumenti per educare le nuove generazioni. Nel frattempo, i vostri figli, crescendo, rischiano di perdersi. È necessaria un’educazione che sia adatta alla loro anima. Provate ad immaginare come possa crescere un bambino all’interno di un mondo a cui non sente di appartenere. Che ruolo hanno la pedagogia e l’educazione in tutto questo? Come può crescere un bambino nel pieno di questa triste e consapevole realtà educativa e sociale che è costretto a subire?

Quanto di tutto quello che insegniamo ai nostri bambini è davvero utile per migliorare la qualità della loro vita sotto tutti gli aspetti?

“Non sono solo i bambini a crescere. Anche i genitori lo fanno. Così come noi guardiamo cosa fanno i nostri figli delle loro vite, loro guardano noi per vedere cosa facciamo delle nostre.

Non posso dire ai miei figli di cercare di raggiungere il sole. Tutto ciò che posso fare è raggiungerlo io stesso”. Joyce Maynard

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Nicoletta Geniola

 

Dopo la sua formazione accademica in Scienze dell’educazione e della Formazione Primaria, sceglie di unire al suo background di conoscenze filosofiche e pedagogiche, un nuovo e originale approccio conoscitivo che parte dalla conoscenza di sé, come chiave indispensabile per aprirsi alla reale conoscenza dell’altro e aiutarlo nel suo processo di crescita spirituale e personale. Ad oggi si occupa di consulenza della relazione educativa, insegnante di Yoga per adulti e bambini è attivamente coinvolta, in progetti educativi ed è counselor della relazione bioquantica.

nicolettageniola.blogspot.com

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