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Venerdì, 22 Novembre 2019 11:26

Alimentazione consapevole. Parte quinta: Latte? No, grazie!

Il mio è davvero un mestiere impegnativo: sapeste quanto è difficile far capire alle persone che esiste un collegamento diretto tra la loro alimentazione e le loro condizioni di salute !

E ancor più difficile è fargli perdere l’abitudine di mangiare i cibi che amano maggiormente i quali, in genere, sono proprio quelli ad aver causato i loro problemi.

Oltre 30 anni or sono, molto preoccupato per le mie condizioni di salute, mi rivolsi ad un consulente di macrobiotica. Ero pieno di muco e in primavera avevo tremende crisi di raffreddore allergico; lui mi disse semplicemente quali alimenti ridurre e quali eliminare: tra questi ultimi c’erano proprio il latte e i suoi derivati. Io ero un po’ scettico, perché mi sembrava davvero strano che sarebbe bastato cambiare alimentazione per risolvere le mie difficoltà.

Ora io faccio lo stesso mestiere del mio consulente e mi trovo sempre davanti alla stessa incredulità delle persone che si rivolgono a me; ma il problema maggiore da affrontare per coloro che mangiano latte e formaggio è l’attaccamento al gusto, al piacere che cercano di ottenere da quel tipo di cibo, al rinunciare alla comodità di potersi sfamare senza mettere mano ai fornelli.

Io amo molto cucinare e mi stupisco sempre di notare quante persone cerchino di evitare questa incombenza; io, nei corsi o nelle consultazioni, tento sempre di spiegare che non aver voglia di cucinare è spesso segno di mancanza di amore per se stessi e quindi, per ritrovare piacere ai fornelli, bisogna indagare a fondo le problematiche su cui non è stata ancora posta sufficiente attenzione.

Certo, lo so bene: molti preferirebbero semplicemente delle ricette, una dieta, qualcosa di semplice e pratico; tutto purché evitare di guardarsi dentro! Ma le cose non funzionano in questo modo e allora insieme ai cambiamenti alimentari bisogna anche imparare necessariamente ad osservarsi con attenzione, fare luce sui traumi, sulle fobie, sulle centinaia di condizionamenti e meccanicità di cui tutti soffriamo. Ed è proprio questa sofferenza che cerchiamo di soffocare con alimenti che ci diano piacere, come i dolci o i formaggi.

Ma esistono altre patologie che possono facilmente essere risolte smettendo di assumere latte e latticini e si tratta dei tanto temuti fibromi o cisti all’utero e alle ovaie; appena si smette di mangiare i formaggi, gli accumuli di grasso iniziano a sciogliersi e già nel giro di poche settimane ci si sente meglio, la salute migliora. Nell’arco di 4 mesi al massimo i fibromi e le cisti sono del tutto riassorbiti dall’organismo.

Un altro problema che affligge soprattutto le donne è la decalcificazione ossea. Quasi tutti i medici e i nutrizionisti sostengono che è indispensabile il consumo di latte e formaggio proprio per favorire la formazione di calcio, ma ciò è falso. Il nostro organismo, per metabolizzare ogni elemento nutritivo, dispone di una coppia di sostanze chimiche: nel caso del calcio esistono gli osteoblasti e gli osteoclasti. Mentre i primi lavorano per aggregare il calcio alle ossa, i secondi lavorano per demolire quello in eccesso. Quando si assume calcio tramite alimenti vegetali come cavolo o semi e noci, il suo assorbimento non ha alcuna controindicazione. Quando mangio latte e formaggio accade qualcosa di anomalo: gli osteoblasti aggregano il calcio non solo all'interno delle ossa ma anche all'esterno, creando protuberanze e cartilagini soprattutto a livello delle articolazioni di ginocchia, gomiti, mani e piedi (tale fenomeno si nota soprattutto nelle persone anziane che consumano molto latte e formaggio e hanno infatti le nocche delle dita ingrossate e infiammate).

Gli osteoclasti, che giustamente intervengono per contenere l'aggregazione del calcio e demolire quello vecchio, disgregano anche quello all'interno delle ossa che col tempo divengono estremamente porose. Negli ultimi decenni le fratture ossee sono aumentate sensibilmente e ciò è dovuto anche e soprattutto all'aumento del consumo di latticini e zucchero.

Ma per quanto riguarda quest’ultimo ne parlerò più ampiamente in un prossimo articolo.

Però non ho finito di spiegarvi cosa successe a seguito della consultazione nutrizionale.

Ebbene, nel giro di poche settimane il muco in eccesso era sparito e con esso il raffreddore allergico, la digestione era migliorata, avevo più energia, lucidità e persino una cisti sebacea che mi faceva molto male era scomparsa.

Ero così felice dei risultati raggiunti che decisi di iscrivermi a dei corsi di cucina macrobiotica ; in seguito, nel giro di poco tempo, io stesso avrei cominciato ad insegnare ciò che avevo imparato sul cibo e sugli effetti sul corpo umano.

E se state leggendo queste pagine è proprio grazie alla mia decisione di cambiare alimentazione anziché assumere antistaminici o altre porcherie chimiche!

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Enrico D'Errico

Specializzato in cucina terapeutica, insegna da quasi 30 anni, con uno stile semplice, appassionato e coinvolgente. Negli ultimi dieci anni, dopo aver frequentato seminari di Alejandro Jodorowsky e Salvatore Brizzi, si è anche dedicato alla diffusione del lavoro di risveglio della coscienza.

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