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La caducità del Sistema ai tempi del coronavirus Dal Web
Lunedì, 16 Marzo 2020 10:01

La caducità del Sistema ai tempi del coronavirus

In questi strani giorni di isolamento coatto imposto dal coronavirus, che gravitano attorno alle nostre vite  piombati inaspettatamente sul futuro del nostro Paese, le nostre case si sono trasformate in tante piccole scuole, nelle quali, i nostri bambini sono diventati anche i nostri piccoli allievi.

“Dobbiamo fare Scienze, papà..” mi dice la piccola che frequenta la seconda elementare; “la maestra ci ha inviato questo materiale..”. Apro le schede e vediamo che si parla di piante, delle loro foglie e precisamente del tema della “Caducità delle foglie”. Sapresti riconoscere in base alla nome della pianta, se il tipo di fogliolina appartiene alla categoria caducifoglie o sempreverdi? - riportava la consegna. Incominciamo. Di tutto punto mi accingo a spiegare alla bimba che mi segue curiosa, le caratteristiche delle piante che vediamo nelle immagini; le descrivo le peculiarità di ogni piantina, il ciclo della loro vegetazione, finché ella abbastanza sicura, mi chiede di procedere autonomamente alla compilazione delle schede. “Ho capito, papà. Adesso faccio io, tu guarda solamente”. La bimba quindi comincia, e io la osservo con tranquillità a distanza, finché nella calma e nel silenzio dell'ambiente, immersi in quel tema, all'improvviso un'intuizione sorge in me spontanea; è una voce cristallina, autentica e benché silenziosa mi appare come la voce della coscienza, il nostro grillo parlante interiore, che incomincia: La caducità delle foglie, l'autunno, costituiscono da sempre una stagione, una delle fasi che fanno parte di un processo più grande che non solo caratterizza quel che è la natura, ma che ne denota soprattutto la sua costituzione ed il suo funzionamento: le stagioni, infatti, rappresentano in sé il ciclo della vita, l'essenza e la natura intrinseca del creato stesso, dalla nascita fino alla morte, sino al perpetuarsi in una nuova rinascita.

E se questo principio naturale che vale per ogni essere vivente, vegetale, animale o essere umano che sia, lo applicassimo per un attimo anche alla Società in cui stiamo vivendo, che cosa noteremmo? In fin dei conti, la storia non ci ha dimostrato, più e più volte, di essere ciclica e che nel corso dei tempi società sono nate, si sono sviluppate, hanno raggiunto il loro massimo splendore, per poi incedere verso un’inesorabile declino, seguendo appunto la rotta di un ciclo? In questi giorni, forse per la prima volta nella nostra vita, stiamo vivendo all'interno di uno scenario, un futuro, che mai ci saremmo aspettati.

Nel quadro di un Paese, il nostro, già provato negli anni da un’economia in sofferenza e propendente verso un decadimento anche sotto il profilo sociale, morale e politico, un evento di portata straordinaria ha stravolto completamente e letteralmente le nostre vite: da un giorno all’altro, infatti, colpa del coronavirus, non possiamo più muoverci liberamente come avevamo sempre fatto sino a qualche ora prima, siamo costretti a mantenere una certa distanza fisica dalle altre persone, i nostri spostamenti devono essere limitati solo lo stretto necessario e per ragioni incontestabili, la maggior parte dei negozi e di molte attività economiche che ruotavano attorno alle abitudini della nostra vita è stata sospesa. In merito a ciò, in questi giorni si sono dette molte cose; per qualcuno si è trattata di una casualità particolarmente sfortunata, per altri invece si tratterebbe di un’infame strategia, una manipolazione effettuata da parte di un’oligarchia di potenti che guidano le sorti del pianeta e che hanno in mente dei fini ben specifici; per qualcun altro invece l’evento sarebbe funzionale allo “spolpamento” economico e strutturale dell’Italia da parte della speculazione finanziaria internazionale, e per qualcun altro ancora staremmo invece assistendo in questi giorni a delle “prove tecniche” di dittatura; c’è chi è convinto che il coronavirus sia stato “confezionato” deliberatamente in laboratorio e altri che sono convinti che queste epidemie possono succedere – in fin dei conti “l’aveva detto pure Bill Gates” - In mezzo a tutte queste voci poi, vi è anche una fetta di persone, che in barba a tutto e tutti, non si pone alcuna domanda ma semplicemente vive la situazione per quella che è. Insomma quasi tutti hanno dato la loro opinione e in merito si sono dette molte cose e altre si continuano a dire. Ebbene non è mia intenzione soffermarmi su questi aspetti, quanto piuttosto sviluppare un pensiero sullo stato delle cose, prendendo atto della realtà obiettiva che stiamo vivendo e su questa base cominciare a trarre le dovute riflessioni.

Perché mai come adesso ne abbiamo l’occasione; e forse, questa prova difficile che ci ritroviamo a vivere, potrebbe per alcuni di noi prendere la forma di una “benedizione” se solo la sappiamo cogliere, se solo abbiamo occhi per vedere. Siamo stati abituati sin da piccoli a correre continuamente e ad agire in virtù di “schemi prestabiliti” che ci sono stati messi “davanti” dalla società - e in primo luogo da chi ci stava intorno - e dai quali ci siamo dovuti predisporre e adeguare in fretta, accettandoli come “nostri”. Non abbiamo avuto in fondo molto spazio per chiederci, chi siamo noi e che cos’è in fin dei conti questo meraviglioso mistero chiamato “Vita”; anche perché, soprattutto negli ultimi tempi, ci hanno abituato a riempire ogni spazio “vuoto” con qualcosa da fare e ad essere sempre connessi a qualcuno o a qualcosa; la noia, gli spazi vuoti che provavamo noi da bambini e oggi adulti di mezza età, appaiono oramai come un ricordo lontano; eppure è passato solo qualche decennio; e quei momenti che erano vuoti, ma solo apparentemente, spesso lasciavano spazio alle nostre più intime riflessioni: allora, nel silenzio e con lo sguardo perso in punto indefinito, lasciavamo emergere quella parte più autentica di noi, quella voce che ci parlava di sogni, che ci poneva di fronte a molti interrogativi, che ci interrogava sul nostro scopo.. insomma quella voce che ci faceva sentire che eravamo lì presenti, che eravamo vivi.

Ecco, ci siamo mai chiesti per che cosa viviamo? Da quando siamo nati siamo stati messi su un treno che corre all’interno di un binario; l’abbiamo accettato senza porci troppe domande e ci siamo adeguati. Ma era veramente nelle nostre intenzioni? Se avessimo potuto scegliere senza alcun condizionamento, che cosa avremmo scelto per noi stessi? Ad un certo punto siamo nati e da quel momento ogni vita diventa unica e preziosa in sé stessa; ma che cos’è che da senso e valore alla nostra vita, per la quale riteniamo che vale la pena di essere vissuta? Che cos’è che ci spinge ad andare avanti ogni giorno della nostra vita, la rassegnazione e l’inerzia passiva di un ineluttabile destino oppure l’energia di un fuoco che sentiamo scorrere nelle nostre vene e che ci fa sentire che noi siamo strumenti attivi di un immenso disegno più grande? Tutta la nostra vita si gioca su questo piano.

Certo, l’ambiente, il periodo storico, la cultura e la società finiranno sempre con l’influenzarci, questo è innegabile e tutti saremmo coinvolti, chi più e chi meno, ma ad un certo punto - se diventiamo coscienti e consapevoli di questo – la scelta diventa nostra: viviamo per essere inseriti completamente nella “ruota del criceto” del produci – consuma – crepa oppure viviamo per qualcosa di più elevato, di più sublime e che finisca per dare un vero senso alla nostra vita? siamo stati abituati a vendere il nostro tempo in cambio di una certa quantità di denaro che ci è servita per riempirci di un mucchio di cose che credevamo che ci rendessero felici, per poi scoprire una volta comprate che non era così. Non soldi quindi, ma tempo prezioso buttato via.. l’unica cosa che un volta persa non tornerà mai più.

E allora? Allora ogni volta ci ricaschiamo: appena esaudito un desiderio, ecco subito apparirne un altro in un ciclo senza fine, senza speranza. Finiamo per fare scelte che non dipendono da noi, che non sono realmente nostre, che non nascono dalla nostra vera volontà ma ci sono invece indotte; senza che ce ne accorgiamo. E noi che siamo così preoccupati della nostra immagine sociale, della forma, della “standardizzazione comandata silenziosamente” in questa società in cui l’importante è “avere” più che “essere” e dove “la forma assume il ruolo di contenuto”, ci adeguiamo ad ogni comando. E più gli altri si accapigliano per adeguarsi.. più noi ci sentiamo inadeguati se non lo facciamo. Il risultato lo vediamo ogni giorno: siamo delle maschere che sorridono l’un l’altro, dentro corpi che ribollono e urlano “pietà”. Sia chiaro che non c’è niente di sbagliato nella materialità.. a patto che questa sia perseguita con consapevolezza e che le scelte da noi effettuate nascano dal nostro sentire più autentico.. e non da ciò che l’esterno si aspetta da noi.

Abbiamo infatti camminato dapprima attraverso lunghi anni di sviluppo e in seguito di abbondanza per arrivare infine ad avere un surplus in elogio alla materialità più sfrenata, per accorgerci adesso che le nostre qualità umane non sono mai andate di pari passo, e da qui l’infelicità che proviamo. Che cos’è infatti che rende un essere umano degno di essere chiamato appunto “umano”? Non sono forse l’amore, la pace, la tolleranza, la solidarietà, l’onestà, la compassione, lo spirito di fratellanza.. ? Non sono forse questi i valori che rendono la vita degna di essere vissuta e che solo attraverso essi si può avere la vera felicità? Ora cominciamo a renderci conto che per quanta materialità potremmo ottenere, se accanto non abbiamo queste qualità, non avremo mai vera pace, vera gioia, vera felicità. Forse questo strano periodo è giunto proprio ad annunciarci questo.. che siamo arrivati all’autunno del “sistema”, annunciando così la sua inevitabile ed eminente “caducità”; che non significa la fine del mondo materiale, ma il tramonto di un sistema ormai degenerato in favore di un “cambio di paradigma”, la nascita di una nuova era che non potrà più prescindere dall’uomo, dalle sue virtù e dalla sua innata Divinità. Un’epoca in cui la materia tornerà necessariamente ad essere funzionale all’uomo e non viceversa; la materia dovrà tornare ad essere “al servizio”, ma soprattutto “strumento” atto ad uno scopo di elevazione e di espansione della coscienza in una visione di continua evoluzione. Sino al ritorno alla casa del Padre.. a quell’Uno di cui tutto è permeato e che rappresenta la sola ed unica causa di tutto ciò che è.. di tutto ciò che possiamo percepire. Allora la vita non scorrerà più dentro un binario fine a sé stesso e l’uomo non sarà più un mero “ingranaggio” che gira follemente nello stesso punto dalla mattina alla sera, come un asino attorno ad una macina; ma finalmente egli attribuirà un “senso” più profondo alla propria vita.

Riporta saggiamente un Vangelo Gnostico: “Certi uomini camminano molto, ma non arrivano mai da nessuna parte. Quando per loro giunge la sera, non hanno visto ne città, ne villaggio, ne natura, ne creazione.. ne Angelo”. Un passo che fa pensare. Gli elementi dovranno quindi tornare ad essere funzionali all’uomo - e grazie ad essi – egli potrà vivere in abbondanza e liberare gran parte del suo tempo per destinarlo a qualcosa di più elevato: allora il mondo sarà arte, sarà bellezza, sarà opere di ingegno sublime che innalza il cuore e lo spirito verso l’onnipotente. Il talento personale sarà incentivato nella sua massima espressione e questo sarà messo a disposizione per il benessere di tutti; allo stesso tempo, la competizione selvaggia a cui siamo abituati sarà bandita e sostituita con una più proficua “collaborazione”.

Ebbene sono in molti a dire in questi giorni difficili, che alla fine “niente sarà più come prima”: l’ho sentito dire diverse volte da alcuni economisti, lo sostengono alcuni politici e lo prevedono anche alcuni filosofi. Non lo so francamente quello che accadrà, ma anch’io sento dalla mia vocina, dal mio grillo parlante interiore, che è assai probabile che niente sarà più come prima; e sento che in un immediato futuro ci saranno sempre di più delle trasformazioni, degli eventi che come questo succederanno per la prima volta lasciandoci spiazzati, impotenti ma soprattutto spesso divisi; e non solo all’interno della società stessa, ma anche all’interno delle nostre stesse famiglie. Come ogni volta però, anche stavolta saremo noi a scegliere: se sapremo restare uniti, se impareremo a non vedere il nostro prossimo come una minaccia e soprattutto se sapremo ascoltare la voce della nostra coscienza, allora non solo avremo l’occasione di trasformare noi stessi, ma ci sarà data anche l’occasione di trasformare interamente il nostro mondo, facendo in modo che questo fantastico pianeta arresti la sua corsa verso la distruzione. Dobbiamo essere comunque certi che il mondo è un ciclo e anche l’inverno - per quanto possa essere rigido – sopraggiunge sempre con lo scopo di chiudere un tempo che è ormai finito e per poter dare così inizio ad una nuova primavera, ad inaugurare una nuova rinascita che sarà imprescindibilmente portatrice di valori che mirano alla vita, al rispetto e all'evoluzione umana nel senso più ampio del termine. Ma dobbiamo prima affrontare quest’ultima stagione. E dipenderà solo da noi se questo inverno sarà lungo o sarà breve, se sarà rigido o invece “mite”..

Assorto in questi pensieri, ad un tratto vengo “riportato alle schede colorate della scrivania” dalla voce di mia figlia la quale, ormai concluso il lavoretto, mi chiede: “Papà.. ma dopo.. in primavera le foglie rinascono, vero?” "Certo amore mio!" Rispondo. Dopo l’inverno, per quanto esso sia duro, ritorna sempre la primavera, di questo non avere mai dubbi.

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Michele Sist

Ricercatore indipendente e autore, si dedica, assieme alla moglie psicoterapeuta, a diffondere dei percorsi di Consapevolezza.

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