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Venerdì, 23 Giugno 2017 18:22

La Kabbalah Ebraica ed il Paradosso di Epicuro - parte 1

O Dio vuole abolire il male, e non può; oppure può, ma non vuole; oppure non può e non vuole. Se vuole, ma non può, è impotente. Se può, ma non vuole, è malvagio.

Ma se Dio può e vuole abolire il male, allora perché c'è tanto male nel mondo?

 

Epicuro

Non sono pochi coloro che si pongono ancora oggi (nel passato fra i filosofi era un must assoluto) il problema del Male. Che cosa sia purtroppo lo sappiamo benissimo da soli. Ma da dove viene? Chi l'ha messo in questo mondo, e perché? I filosofi si riferivano a questo enorme mucchio di questioni inestricate con la formula "Unde Malum" (Il Male, da dove?).

E secondo voi la Kabbalah poteva non occuparsene? Certo che sì. Perché la Kabbalah non è un passatempo fatto di glifi, grafi, disegni, giochini enigmistici di anagrammi e crittografie, ma una forma di sapienza (che oggi chiameremmo scienza) ed un insieme di tecniche sviluppate e tramandate per aiutarci e supportarci nei grandi e piccoli problemi della vita, posto che intendiamo usare tale vita per indirizzarla nella direzione del sacro e del Divino.

Molti oggi (tantissimi) restano lì su posizioni "oggettive" e "realistiche" di tipo agnostico o ateo, in attesa che qualcuno dimostri che si può uscire dal cosiddetto paradosso di Epicuro.

Già.

Adesso super semplifichiamo per arrivare al punto che ci interessa oggi. Cerchiamo comunque di farlo senza forzare o deformare le soluzioni che la storia ci dimostra che l'Umanità ha tentato di praticare. Resterei per ora nel solo campo della tradizione Occidentale Europea e Mediterranea, lasciando stare le raffinate e davvero persuasive e profonde spiritualità e filosofie delle Tradizioni Orientali. Alcuni hanno deciso che il Male, se non lo puoi battere, allora dagli un altro nome e fattelo amico. Alister Crowley e compagni avevano un vero talento in questo senso. Pare che a Tangeri all'inizio del secolo scorso Crowley sia addirittura riuscito a materializzare realmente un Demone che obbediva ai suoi comandi. Mica pizza e fichi, eh?

Molti però non possono accettare che D-o ed il Male abbiano qualche tipo di connessione. D-o sarebbe il Bene Assoluto e quindi il Male sarebbe una manifestazione antagonista che emana dall'Antagonista per eccellenza, Satana o chi per lui. E soprattutto il Male lo fa l'Uomo, commette il male negli atti della sua vita e in base all'esercizio del suo "libero arbitrio"; e lo fa perché corrotto per natura e proclino a cedere alla tentazione perché debole, se è un buono, o lo fa perché quello è il suo modo di agire, la sua strategia vincente ed il suo personale piacere, se è un malvagio.

Ma qui ricadiamo nel paradosso di Epicuro a meno che facciamo tanti saluti al Monoteismo ed abbracciamo forme Dualistiche di tipo Gnostico, Manicheo etc. etc. dove accanto ad un Principio Assolutamente Buono sorge e si pone in continuo contrasto un Principio Malvagio che è il monopolista del male.

Alcune religioni si fondano sulla scoperta dell'esistenza di un Male Radicale o sulla sopravvenienza, ad un certo punto, di un Peccato Originale. In questi casi sorgerebbe una necessità di Redenzione che ci arrivi dall'esterno del Mondo, ad opera di un Redentore che si manifesta per realizzare ciò che l'Uomo, ormai corrotto, da solo non può fare. Paolo di Tarso, il creatore della maggior parte del cristianesimo, la pensava esattamente così.

Ma se siamo tra coloro che pensano che è decisivo riuscire a configurare un Principio Primo Unico e Solo da cui scaturisce tutta la realtà e che sia necessario fare di tutto per connetterci ad Esso e per ritornare a ricongiungerci ad esso, ed in esso, alla ragionevolmente prevedibile fine dei tempi (oltre che alla fine della nostra vita fisica, che è cosa certa), beh, allora dobbiamo cercare con cura ed intelligenza e verificare se la realtà stessa non ci suggerisca una soluzione diversa ed il testo sacro non ci dica espressamente, dal canto suo, che una visione diversa c'è, ed è praticabile.

Nell'ebraismo, e quindi anche nella Kabbalah ebraica tradizionale, NON ESISTE IL PECCATO ORIGINALE. E non esiste un concetto corrispondente al Satana occidentale (parola ebraica che significa "colui che sostiene la tesi contraria") anche perché non si vuole lasciare campo ad elaborazioni fantasiose, che poi finiscano per creare un Anti-D-o, Maligno, che è inconcepibile in una visione monoteistica. Satana, il Demonio, e tutti i parafernalia e gli annessi e connessi etici, filosofici, teologici ecc. ecc.: queste cose sono un'elaborazione esclusiva della dottrina Cristiana ed io quindi non me ne occupo.

Se non c'è peccato originale allora non c'è bisogno di configurare una necessità di redenzione.

Senza redenzione non serve un redentore.

L'Uomo è nella condizione di ritornare a D-o, riconnettersi con la sua Grazia, fare la Sua Volontà (le mitzvot), operare teurgicamente come co-creatore, per conseguire la perfezione del dispiegamento, ancora in corso, della Creazione di cui fa parte. E tutto questo con le sue forze, con la sua intelligenza, con il suo cuore e con l'aiuto decisivo e costante della Torah, che con fiducia HaShem ha affidato alle sue mani, in questo mondo. La Torah è Qui, non è più in Cielo, così già ci illuminava Rabbi Yochanan, molti secoli or sono. È nella nostra disponibilità e nella nostra responsabilità.

E allora questa soluzione quale sarebbe? Da dove viene il Male? Ci possiamo arrivare da soli. Ma ce lo dice per sicurezza anche Isaia (o chi scrisse la parte che è stata messa in forma scritta nel libro detto di Isaia), capitolo 45, versetto 7. Lo riporto integralmente, con testo originale, nella slide che segue:

Kabbala e Unde Malum
La traduzione è mia, ed ho cercato la massima letteralità possibile, in una forma oggi comprensibile. Concorda, ovviamene, con tutto l'insegnamento della Kabbalah che ne consegue.

Penso che molti sarà uno shock. Non credo che si tratti di un passo normalmente letto la domenica in chiesa. Se letto, ovviamente viene letto nella traduzione farlocca in qualsiasi lingua occidentale dove la parola ebraica "Ra", che significa allora come oggi MALE, e basta, viene tradotta con Calamità, Tempesta, Bufera, Forza degli Elementi, Ira, Punizione, Castigo, e tutta una serie di ovvie traduzioni che censurano il testo originale e lo sostituiscono con una soluzione più palatabile per la visione Cristiana.

Il Male è denominato in Kabbalah con un'espressione aramaica: Sitra Achra, letteralmente "L'altro lato". Ed il Male viene da D-o. Lui lo ha concepito e lo ha messo nel mondo come strumento essenziale di autoregolazione omeostatica del sistema e come presenza che a tutti i livelli, in una realtà di tipo dualista come la nostra, ci consente di evidenziare il Sitra HaQedushà, il "Lato Separato e Riservato ad HQBH" = il Bene ed il Sacro, agendo così come fa lo spazio negativo che delimita la figura e la distingue dallo sfondo "così come ed insieme al contorno" dell'immagine stessa. Sull'Albero della Vita il Male è presente. Continuando ad usare la metafora dell'Albero, è una sorta di "pollone" o di ramo secondario che si sviluppa dalla sefirah G'VURAH o GHEBURAH che dir si voglia. Questa è l'ipostasi del Divino (che come tutte le altre sefirot contiene in se TUTTO il divino e NON È una sua parte separata) in cui la Divinità viene a manifestarsi (interamente) attraverso il "filtro" della Forza, della Giustizia, del Rigore, della Capacità di arrestare e contenere, della Severità.

Come sappiamo bene però, se l'equilibrio, l'armonia e la centratura vengono smarrite, allora si deborda e si esce "fuoricampo". Se si finisce fuori campo, la Giustizia diventa Inquisizione, il Rigore diventa Meschinità, La Capacità di contenere diventa Avarizia, Possessività, Controllo, Dittatura, Oppressione, Persecuzione, la Severità diventa Odio e Crudeltà.

Ovvero il Male.

Continua con la seconda parte

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