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PECORE NERE. L’angolo dei libri di Juliane Biasi Hendel

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PECORE NERE. L’angolo dei libri di Juliane Biasi Hendel

Ci chattiamo, io e il mio amico Fontana, per pranzare insieme. Lui arriva, sotto braccio alcuni dei suoi libri, tra cui PECORE NERE di Alessia Susani che propone “Storie di umani fuori dal recinto”.

Ecco, penso di me, «che tipo di pecora sono io?»

Abbiamo bisogno di leggere le “Storie di umani fuori dal recinto”, se anche noi ci sentiamo un po’ PECORE NERE, cioè i diversi. Cioè quelli che mettono in discussione ciò che c’è, e provano a guardare e vedere le cose da un altro punto di vista.

L’autrice, in questo libro, mi sembra suggerire quanto sia importante nutrire e sviluppare il nostro pensiero, la nostra voce individuale e personale, seppur a volte scomoda.

Troppo spesso sento le voci che sembrano essere “fuori dal coro” ma sono, invece, il coro stesso, perciò è un’ottima idea prestare attenzione anche al nostro pensiero e alla nostra voce.

Leggere libri è sempre utile soprattutto per chi ha un animo da pecora nera in modo da conoscere pensieri, storie, frammenti di vita di altri. Ma quando parliamo di libertà di opinione chiediamoci se è veramente la nostra opinione che poi esprimiamo o se è quella ripetuta perché espressa da qualcun altro.

La libertà, oggi, significa essere in simbiosi con la consapevolezza e quindi rapportarsi alla consapevolezza mi sembra un primo passo importante da compiere per noi stessi… anche se non siamo totalmente una pecora nera.

Nell’introduzione l’autrice ci porta nel suo mondo di bambina alla scoperta della carta da parati nella sua casa che non le piaceva. Ricordo che anche a me tante cose non mi piacevano quando ero bambina, soprattutto certi modi di fare e certi discorsi della gente. C’erano persone che dicevano una cosa e poi ne facevano un’altra, oppure dicevano una cosa a poche persone e poi un’altra completamente diversa o opposta ad altre persone. Mah, pensavo, chissà perché…

Come tanti bambini, anche io, avevo una grande fiducia nell’esistenza, e per fortuna quella fiducia non l’ho mai persa, anzi l’ho coltivata negli anni come un giardino di fiori. Penso che la fiducia non è mentale, ma un sentimento personale che appunto si può coltivare e allenare. E in questo senso, mi viene da dire, «questo può essere un orientamento tipico della pecora nera.»

A me interessano sempre i pensieri, le storie, i vissuti e le proposte di altri soprattutto se sono pecore nere… o meglio, così possiamo confrontarci, perché credo che ognuno di noi è un po’ pecora nera, dobbiamo solo scoprirla, o riscoprirla dentro di noi.

L’autrice ci guida attraverso riassunti di film, documentari, ma anche le storie di pensatori ed eroi, a riflettere su noi stessi, e alla fine torniamo sempre lì; ciò che conta è la consapevolezza.

Tra le righe posso riflettere «sono un’entusiasta della vita, oppure soffro dello “scompenso energetico del trascinarsi comodamente da un’attività all’altra”, “nello stress”?

Seguo con consapevolezza il mio “istinto autocurativo” grazie al quale ogni tanto ho bisogno di riconnettermi con la selvaggia natura e dove posso calmare la mia troppa “mobilitazione energetica”?»

Questo libro ci può dare delle indicazioni importanti, come “evitare di inquinare l’ambiente interno così come quello esterno”. Dipende da noi stessi, suggerisce l’autrice, dove vogliamo stare: dentro “la gabbia” o fuori da questa.

Vero, nella gabbia ci si può sentire più al sicuro, mentre fuori è necessario, prima di tutto incontrare noi stessi con tutto il bagaglio delle nostre scelte; e qui la faccenda si complica. Non sempre è facile questo passaggio, ma ci da la possibilità per sperimentare il nostro centro interiore, la nostra bellezza intrinseca.

Essere un po’ pecora nera significa allargare gli orizzonti oltre il conosciuto? Già! Ci vuole curiosità per andare oltre le barriere preconfezionate.

PECORE NERE Storie di umani fuori dal recinto di Alessia Susani è un libro che mi mette alla prova e mi suggerisce domande «chi sono io?», «cosa penso veramente?», «mi va bene il pensiero degli altri così mi posso accontentare, o sono un essere umano che contesta, che discute e che NON si accontenta?».



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