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Il risveglio della Coscienza - Alcune riflessioni sugli effetti

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Il risveglio della Coscienza - Alcune riflessioni sugli effetti

Riguardo al risveglio della Coscienza non si può stabilire un percorso unico, in questo ambito la norma è costituita dall'eccezione, è questo che rende tutto più complesso e impossibile da afferrare se si usa un tipo di ragionamento logico-lineare basato sulla dinamica causa-effetto.

Bisogna necessariamente rompere la gabbia del mentale inferiore per accedere a nuove dimensioni dell'esistenza che altrimenti resterebbero inaccessibili.

Le possibilità che si offrono all'essere umano sono veramente illimitate, l'universo è infinito e multidimensionale e l'accesso a dimensioni altre che coesistono a ciò che percepiamo coi sensi a nostra disposizione è non solo possibile, ma vivamente consigliato dati i tempi in cui ci muoviamo.

A costoro ( quegli uomini che sono stati definiti di "buona volontà" ) si aprono possibilità e prospettive nuove.

La buona volontà è la volontà del "bene" che si sviluppa lentamente all'interno dell'animo umano, in seguito al contatto con quella parte di sé più impalpabile, più luminosa, la parte di noi che sa già tutto, che sa già che andrà tutto bene, la parte di noi che ha già vinto nel momento in cui viene riconosciuta la sua voce. Mi riferisco all' Anima. ( l' Anima dovrebbero averla tutti, secondo me, ma a questo proposito mi rimetto alla competenza dei colleghi esoteristi, che sicuramente hanno qualcosa da dire, sono certa ).

Nel Tarot di Marsiglia che considero una vera e propria bussola orientata all'evoluzione, questo passaggio è rappresentato dalla carta XVIIII, il Sole, che tra le altre cose rappresenta Eliopoli.

Il contatto con la propria Anima è un'esperienza che può capitare a chiunque, con due regole ferree imprescindibili:

  1. che si creda fermamente nella sua esistenza,
  2. che si sia fatto uno sforzo sincero per contattarla. In questi ambiti fare "i furbi" non serve a niente, si rischia di trasformarsi in pagliacci senza nemmeno rendersene conto ( questo è il lato drammatico della questione ).

Chi crede nell'esistenza dell'anima è come se avesse fatto un patto segreto con la parte più remota di sé, una parte la cui voce è talmente assordante da non essere percepita.

Sentire la chiamata della propria anima comporta dei cambiamenti radicali nella vita, cambiamenti che non possono e non devono essere contrastati, pena quella che Gurdjieff ha definito "morte in vita". Si comprende quindi l'esigenza drammatica di coloro i quali, risvegliandosi e attraversando tutte le difficoltà che questo processo comporta, ravvisano l'ineluttabilità del compito che li attende: lasciare un messaggio, in qualsiasi modo possibile, sbagliando, a costo di scontrarsi con la realtà della fine di un mondo, perché da qualsiasi punto di vista la vogliamo considerare, la condizione in cui viviamo non lascia presagire niente di "buono".

Quale messaggio lasciare dunque, di fronte al decadimento generale che tutti ravvisano lamentandosi e di fronte al quale, in pochi, cercano di fare qualcosa?

La risposta è semplice: quello che in quel momento la Coscienza suggerisce di fare... con la mano sul cuore, si cerca di fare... cosa?

Un articolo nel blog della casa editrice esoterica con la quale collaboro, per esempio.

Un tentativo di shock, direbbe il maestro Gurdjieff.

Se non riesce me ne dispiaccio e con un inchino, auguro buon sonno a tutti!

Paola Marchi - Autoritratto col serpente

 



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