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Enrico Harish Campanile e I fiori del silenzio - Intervista

Maddalena Paliotti conoscenza divino esperienza ricordo di se

Enrico Harish Campanile e I fiori del silenzio - Intervista

CCBlog è lieta di presentare un'intervista esclusiva a Enrico Harish Campanile, autore del bel libro I fiori del silenzio, inviti al ricordo di Sé.

Buongiorno Harish, parliamo del tuo libro: I fiori del silenzio - inviti al ricordo di Sé. Prima di tutto perché questo titolo?

Questo libro è una raccolta di intuizioni che ho scritto in questi anni, ognuna nasce dallo Spazio di silenzio che è in noi. Posso dire tranquillamente che ciò che ho scritto non mi appartiene, ogni petalo di questa raccolta rivela una conoscenza che diviene accessibile a ognuno che abbia ritrovato in sé quello stesso Silenzio. Lo scopo di ogni petalo dei "Fiori del silenzio" è risvegliare nel lettore lo stesso spazio di consapevolezza silenziosa, attraverso degli inviti al ricordo di Sé.

Il libro inizia con un capitolo intitolato: Un primo assaggio del divino, me ne vuoi parlare?

All'inizio del libro racconto un episodio della mia vita di ricercatore che per me ha costituito un crocevia lungo la strada che fino a quel momento avevo percorso. Una sera, inaspettatamente, un silenzio improvviso si impossessò di me, in quell'esperienza io come identità personale ero completamente scomparso, la mia mente si spense totalmente, solo la profondità di quel silenzio restava. Per la prima volta il mistero che si cela in ogni individuo mi fu svelato, ebbi, come affermo nel titolo, "un primo assaggio del Divino" in cui mi si mostrava chiaramente come ogni identità personale sia qualcosa di fittizio, di assolutamente costruito. La Verità ultima è proprio quel silenzio, quel vuoto da cui ogni realtà apparente ha origine, così come in una infinita danza in cui vuoto e forma si alternano.

Come questa esperienza che hai appena descritto ricade sulla vita pratica?

Questa esperienza mi ha fatto comprendere che diamo eccessiva importanza agli eventi, a tutto ciò che accade "all'esterno", dimenticando ciò che siamo. Quando hai avuto un assaggio di quello Spazio di vacuità ti accorgi che puoi vivere con serenità anche i momenti più difficili, perché hai riconosciuto che nella vita non c'è niente di statico, tutto è impermanente; l'unica cosa che non cambia è quello Spazio di silenzio che siamo, che rappresenta la realtà ultima. Attraverso questo libro mi auguro che il lettore faccia la stessa scoperta, che attraverso le "mie" parole riconosca Sé stesso.

In che modo questo libro può essere utile al lettore che è in ricerca?

Mi aspetto che ogni ricercatore che è sulla via usi questo scritto come un piccolo manuale da tenere sempre con sé. La bellezza di questo libro è che puoi aprire una pagina a caso e in essa trovare un invito alla centratura, al ricordo di Sé, così come indicato nel titolo.

Credi nell'anima?

Non parlo dell'anima in quanto può essere un concetto fuorviante, perché si riferisce sempre a una sorta di identità, quindi corriamo il rischio di passare da un'identità fisica a una spirituale. Attenzione, non escludo l'esistenza dell'anima, tuttavia quello che questo libro vuole svelare va al di là dell'anima, ciò che siamo non ha alcuna identità.

Come affronti il tema della sofferenza psicologica in questo libro?

Affronto molte volte questo tema, in particolare in un capitolo parlo dei pensieri parassiti e dell'autosabotaggio. Infatti, la maggior parte delle sofferenza umane ha origine da semplici pensieri, quei pensieri a volte si trasformano in vere e proprie ossessioni, che finiscono per avere un impatto reale sulla vita di molte persone. Questi pensieri in gergo si chiamano anche pensieri parassiti, perché come dei parassiti si nutrono dell’energia di coloro che vi si aggrappano, condizionandone drammaticamente il comportamento, fino a scatenarne un inconsapevole meccanismo di autosabotaggio.

Posso farti un esempio banale, se mi convinco che non sono capace in qualcosa, che sono un inetto, e me lo ripeto di continuo, non farò altro che nutrire un pensiero parassita, con la diretta conseguenza che farò diventare quell’idea una granitica convinzione e infine quella convinzione diventerà la realtà che finirò per creare nella mia vita. In questo caso, il pensiero “non sono capace” diventerà il parassita che creerà la mia infelicità. Questo è uno dei modi in cui, senza accorgercene, ci autosabotiamo.

Nel libro parli anche dell'importanza del gioco, mi puoi chiarire questo punto?

Sì, a tal proposito, nel mio libro, racconto un episodio che ha come protagonista mio padre, che da bambino era un asso nel lancio di un giocattolo chiamato "strummolo", una sorta di trottola che si lancia con una cordicella. Un giorno, in occasione delle festività, decidemmo di regalargliela. Quando mio padre la, vide preso da un grande entusiasmo, incominciò subito a giocarci; non l'ho mai visto essere più felice, aveva un volto sereno, rilassato, disteso, proprio come quello di un bambino. Infatti, quello che accade durante il gioco è che perdiamo l’idea di noi, di quell’io che è la fonte di tutti i nostri affanni, di tutte le preoccupazioni. Ciò che rimane è il gioco stesso, è la pura azione che accade nello spazio del presente. Durante il gioco il senso dell’io scompare, per questo in quei momenti siamo così felici, non per il gioco in sé che è solo un escamotage per accedere al momento presente che è l’unico tempo reale.

Possiamo tranquillamente affermare che Il gioco è una porta di accesso al divino, per questo è così importante.

Una curiosità, da dove viene il nome Harish?

Sai, molti mi fanno la medesima domanda; il nome Harish che ho scelto come mio nome spirituale nasce dall'esperienza con una sensitiva che mi parlò delle mie ipotetiche vite precedenti. Affascinato dal colloquio con questa persona scelsi, per gioco, di farmi rivelare qualcosa sul mio passato, della vita oltre la mia attuale incarnazione e ciò che emerse è che in una delle incarnazioni più importanti che ho avuto fui una guida spirituale il cui nome era giust'appunto Harish. Tuttavia ti dico con molta franchezza che non do molta importanza a queste cose, ciò che realmente siamo non nasce e non muore, siamo qui per riscoprire la nostra vera natura al di là dell'illusione del tempo psicologico. In realtà il tempo è solo Adesso, è nello Spazio di quest'Adesso che accade il gioco delle forme con tutti i personaggi che la Vita interpreta sul palcoscenico di se stessa.

Bene, ci salutiamo, è stato un piacere, tanti auguri per il tuo libro.

Grazie, un saluto a tutti i lettori e un ringraziamento in particolare a Fontana Editore che ha creduto in questo progetto.



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