Alcune note sulla musica di monsieur Gurdjieff

Arte Oggettiva. Alcune note sulla musica di Gurdjieff

Rocco Fontana

Dio sia indulgente per questi miei goffi e ingenui tentativi. È stato detto che conoscere le vere regole che governano la musica, equivale a conoscere la realtà dell’Universo. Cominciamo perciò a fissare alcuni punti:

Tutto è originato da vibrazioni. Tutto quello che ci circonda, noi stessi, i nostri pensieri, le emozioni, sono generati e generano vibrazioni.

Converrete allora che tutto è Suono. Noi stessi siamo suono: i nostri organi vibrano a determinate frequenze, i nostri pensieri a frequenze più elevate, le nostre emozioni a frequenze ancora più alte. Il nostro intero essere è un sorprendente accordo musicale.

Ricordo di aver letto sul libro “Idioti a Parigi” di John Godolphin Bennett, un episodio in cui la signora De Salzman, eminente esponente della scuola di Quarta Via, discuteva con un’allieva incaricata di suonare i brani di Gurdjieff per le danze sacre. Quest’ultima non riusciva a capacitarsi dei rimproveri di monsieur Gurdjieff e della sua insistenza sul fatto che non suonasse nella tonalità corretta. La ragazza asseriva di eseguire con scrupolo la partitura, dato che era una pianista molto competente. Madame De Salzmann le spiegò che la tonalità del brano era data dalle ottave interiori che venivano sollecitate e non come di solito si intende nella musica occidentale. Perciò brani apparentemente nella stessa tonalità, in realtà non lo sono affatto. Diceva inoltre di averlo capito da sola studiando il capitolo che parla della legge del sette sul libro di Ouspensky “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”. Ecco qualcosa su cui meditare.

Ottave Interiori

In musica il rapporto tra due suoni viene chiamato “intervallo”. A seconda dei casi, l’intervallo viene definito consonante o dissonante. Quando due suoni di un intervallo interagiscono, cioè vengono suonati in contemporanea o in sequenza, la loro interazione produce, o può produrre, una terza frequenza, in pratica una terza forza.

L’intervallo più importante nella teoria musicale è l’intervallo di ottava. Anche per Gurdjieff è molto importante.

L’ottava è un intervallo unico e i due suoni che lo compongono sono in relazione tra loro come doppio o metà l’uno dell’altro, a seconda se intervallo è ascendente o discendente. È la cornice entro cui vengono costruite le varie scale musicali. Questo è l’intervallo più consonante in assoluto. Pertanto non genera la cosiddetta “terza forza”.

L'intervallo più consonante dopo l'ottava, conosciuto in musica come quinta giusta, produce una piccola percentuale di dissonanza nella forma di una terza vibrazione, una terza forza, molto debole.

Il successivo intervallo consonante è l’intervallo di quarta dominante e genera una dissonanza maggiore e pertanto una terza forza più intensa, e così via. La settima, nella serie degli intervalli, diminuisce in consonanza e aumenta in dissonanza con la nota tonica (la nota principale, il Do, per semplificare) e produce perciò una terza forza che comincia ad essere evidente e ben percepibile.

Questo intervallo, è conosciuto in musica come minore settima. Continuando con questo procedere dalla consonanza totale verso l'aumentare dissonanza, il 12 intervallo nel serie – chiamato tritono - è così dissonante che ad un certo punto nella storia di musica, gli fu assegnato, dalla Chiesa, il nome di  “Diabolus in Musica ”.

Se ogni nota della scala contiene in se stessa un’ottava interiore (vedi l’immagine più sopra), l’interazione tra due note produrrà una serie di relazioni fra gli armonici e i sub-armonici di ogni nota e l’eventuale dissonanza generata produrrà anch’essa la terza forza. Nel tal caso si può affermare che le note di una melodia, con le loro interrelazioni esteriori e soprattutto le interrelazioni interiori, non siano solo una mera serie di rapporti matematici convenzionali, ma esprimano un carattere specifico ed una energia particolare propria di quella specifica melodia, e questo potrebbe generare una serie di effetti e reazioni ben precisi e soprattutto oggettivi nell’ascoltatore.

La possibilità di un uso consapevole delle ottave interiori fa supporre dell’esistenza di una Scienza ed un’Arte oggettiva capace di suscitare reazioni precise e ben replicabili, indipendentemente dal soggetto che ne viene in contatto.

Termino questa mia breve suggestione esprimendo il desiderio che qualcuno, ben più competente in questa materia, voglia offrire il suo prezioso contributo.


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