Follia e Sviluppo Spirituale. Riflessioni sulla propria paura - Fontana Editore

Follia e Sviluppo Spirituale. Riflessioni sulla propria paura

 Follia e Sviluppo Spirituale. Riflessioni sulla propria paura

Una delle prove più complesse da affrontare, ad un certo punto dello sviluppo spirituale, è quella di dover affrontare diverse riflessioni sulla propria paura.

Parlare di quest'argomento è impresa ardua, perché equivale a lanciarsi in un mare in tempesta. Una delle armi più potenti della paura è quella di coglierti impreparato. In questo sta, a mio avviso, la sua più grande forza e il suo più grande insegnamento.

Di fronte alla paura infatti, qualunque sia lo shock esterno che la produce, siamo tutti impreparati e questo produce due tipi di reazione: il blocco totale oppure la spinta.

La prima reazione, la più naturale e umana, è però la rabbia. Per affrontare la paura, infatti, bisogna prima aver affrontato la nostra rabbia interiore. In quello, ognuno è libero di scegliere il metodo che più preferisce; si va dagli esorcismi - nei casi di rabbia che esplode ciecamente e quindi pericolosamente, perché imprevedibile nelle sue manifestazioni - alle protezioni e infine alla preghiera e ai vari percorsi spirituali o di crescita interiore. Lo scopo ultimo dello sviluppo spirituale, comunque, è la pacificazione interiore e il processo dovrebbe avvenire il più rapidamente possibile, di questi tempi.

Una volta ottenuta la cura per la rabbia ci si può dedicare allo studio del fenomeno della paura.

Quest’ultima è un'emozione e non un sentimento. Attiene infatti a una sfera più grossolana del sentire, una sfera legata alla nostra parte animale. Di fronte alla morte, la prima reazione è infatti di paura. Chi dice di non temere la morte, semplicemente non la affronta. La morte terrorizza perché è la fine di tutto ciò che noi crediamo reale.

Per superare la paura della morte, che tra le paure è la più onnicomprensiva, in quanto è la più ancestrale e quindi archetipica e quindi sta dietro a tutte le altre manifestazioni, bisogna fare esperienza della morte stessa e così scoprire che può non esistere. Come? Per prima cosa avendone paura.

Sembra un gioco mentale - e in effetti lo è - e rimane tale finché non si riesce a scioglierlo.

Arrivati a questo punto della speculazione, non resta che portare la testimonianza esperita direttamente. La vita infatti altro non è che la testimonianza della vita stessa. Se sono vivo sono, mio malgrado, messaggero di qualche messaggio che porto.

Che messaggio mi piacerebbe portare con la mia esistenza?

Questa è una domanda utile per iniziare ad affrontare la paura della morte, il proprio sviluppo spirituale che, ricordo, riguarda tutti, non solo chi ci pensa!

Paola Marchi


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