Philippus Georges Aureolus Ivanovič Theophrastus Gurdjieff Bombastus von Hohenheim - Fontana Editore

Philippus Georges Aureolus Ivanovič Theophrastus Gurdjieff Bombastus von Hohenheim

Lo svizzero Paracelso (Einsiedeln, 14 novembre 1493 – Salisburgo, 24 settembre 1541) e il greco-armeno Gurdjieff (Gyumri, 13 gennaio 1866 - 29 ottobre 1949, Neuilly-sur-Seine) sono stati prima di tutto due grandi alchimisti; Wikipedia dice che il primo fu anche medico e astrologo, mentre il secondo filosofo e mistico (ma non sono d’accordo), oltre che scrittore, musicista e maestro di danze sacre.

Ho sempre avuto un debole per gli Idioti nel senso greco-classico del termine, quegli individui particolari, speciali, indipendenti e randagi come il Matto dei Tarocchi p.e., che hanno sempre pagato le loro scelte vivendo al di fuori delle mura (confortevoli) del borgo, spesso oltraggiati e messi fuorilegge dal potere civile, quando non bollati con scomunica da quello religioso.

Il problema è che questi due alchimisti, questi due <<oscuri filosofi>>, questi eccellenti psicologi ante litteram da molto tempo ormai non mi mollano più; grazie ai loro poteri non solo hanno approfittato della mia simpatia, ma si sono impossessati di me anche a livello psichico. Ma non è che ci sia sotto dell’altro?

Occorre dire subito che la Grande Opera cui hanno dedicato tutta la loro vita (che all’epoca di Paracelso vedeva i più maldestri tentativi di produrre oro dai metalli vili) non è stata però quella di produrre la pietra filosofale.

La ‘prima materia’ che volevano conoscere era/rimane il non-conscio, la parte non-visibile dell’essere umano e il loro obiettivo era quello di arrivare attraverso un lavoro esoterico, l’Opera Alchemica, al suo perfezionamento interiore, alla sua trasmutazione & cristallizzazione; l’opera chimica exoterica, invece, ha sempre sconfessato lo Spirito presente nella materia per occuparsi solamente di mischiare o separare gli elementi della natura.

La chimica decompone e ricompone, opera delle combinazioni e, delle volte, purifica le sostanze dai corpi estranei, ma lascia sempre immutati gli elementi iniziali mentre l’ Alchimia cambia il carattere intrinseco dei corpi elevandoli a più alti stati di esistenza e di coscienza.

Secondo Paracelso solo lo Spirito, grazie al potere vivificante del suo soffio divino può dare la vita a tutte le cose del mondo minerale, vegetale e animale e conferire loro anche un Volere Cosciente che assomiglia molto a quella Volontà che Gurdjieff indicò come l’unico obiettivo che ogni Uomo deve avere “...per non morire come un cane”.

A questo punto dobbiamo spendere alcune parole sul non-visibile! Paracelso e Gurdjieff sono stati dei grandi Maghi, massimi esponenti della Scienza della natura visibile e (ma non per loro) invisibile che non è solo una Scienza, ma anche un’Arte, visto che non si può imparare sui libri, ma deve essere acquisita con l’esperienza diretta.

“Ti chiedo di credere a nulla che non puoi verificare in prima persona”, diceva Gurdjieff. L’ultima cosa che si può fare è proprio quella di verificare una cosa che non si può vedere, che non può essere percepita dai nostri sensi e questa è proprio la dimostrazione che loro interagivano con quello che generalmente gli altri non vedevano.

Gli uomini diventano sempre meno spirituali e sempre meno capaci di comprendere i poteri dello Spirito; la vera Conoscenza non può essere ottenuta solo ragionando logicamente sulle apparenze del piano fisico, solo su quello che si vede; bisogna essere in grado di sentire e vedere ‘certi mondi’.

“Lo sviluppo dell’uomo - diceva Gurdjieff - si effettua secondo due linee, ‘sapere’ ed ‘essere’. Ma affinché l’evoluzione avvenga correttamente, le due linee devono procedere insieme, parallele l’una all’altra e sostenersi reciprocamente. Se la linea del sapere sorpassa troppo quella dell’essere, e se la linea dell’essere sorpassa troppo quella del sapere, lo sviluppo dell’uomo non può farsi regolarmente; prima o poi deve fermarsi”.

Il sapere è qualcosa di esteriore che tutti possono vedere e acquisire mentre essere è qualcosa di interiore, sicuramente di innato, cui i profani non vi possono accedere quindi, tornando di nuovo a quel benedetto soffio, solo lo Spirito universale emanato da Dio può fare di un adepto un futuro alchimista.

Quando però Paracelso afferma “Io sono grande quanto Dio, ed Egli è piccolo quanto me. Egli non può stare sopra di me, ne io sotto di Lui”  beh, non si può nascondere che questa frase manda un po’ in confusione. Detta da un cristiano devoto come lui, assomiglia molto più a quel “È vero senza menzogna, certo e verissimo, che ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare il miracolo della cosa unica” del grande Ermete Trismegisto.

Alla maniera di Gurdjieff, in cui l’Assoluto viene quasi visto come un fratello maggiore da aiutare a reggere il fardello della Creazione, non si può negare che anche Paracelso, nel miglior spirito dell’uomo del Rinascimento, risplende per potenza, intelletto e in tutta la sua bellezza per andare a ritagliarsi il ‘posto che gli spetta’ accanto a nostro Dio onnipotente, vantando quasi per un diritto di parentela con Lui.

Deus et homo in un senso nuovo e senza precedenti! E questo vale per tutti e due. Del resto “...ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso...” vale anche per Gurdjieff.

Il Raggio di Creazione del Maestro greco-armeno insegna che ciò che distingue l’uomo dall’Assoluto è solo una questione di leggi, di impossibilità. Con un’immagine si potrebbe dire che la differenza è quella che c’è tra un uomo e un microbo, solo una questione di ‘scala’ alla fin fine, che vede tutti e due, si badi bene, vivere sullo stesso piano, camminare allo stesso livello.

Per associazione di idee con il Nostro Padre che sta nei cieli mi vien subito da pensare ai genitori dei nostri due alchimisti. Paracelso aveva un bel rapporto con suo padre sia di rispetto che di fiducia. Era figlio di Wilhelm von Hohenheim e nel 1502 si stabilì con lui in Carinzia, a Villaco. Fu suo padre, laureato in medicina presso l'Università di Tubinga, che egli impartì i primi insegnamenti di medicina e di chimica.

Anche per Gurdjieff vale la stessa cosa. Yiannis Georgiades, che fu il suo padre-eroe, era un famoso asowt (poeta-bardo) conosciuto con il nome di Adas nella grande area compresa tra la Transcaucasia e l’Asia Minore. Gli asowt erano ‘artisti’ molto rispettati, avevano doti e una vivacità di spirito a dir poco straordinarie. Sapevano raccontare interi poemi, cantare a memoria lunghe melodie ed erano anche in grado di abbandonarsi alla loro ispirazione improvvisando su temi che venivano decisi a priori.

Per inciso Gurdjieff diceva che è molto difficile se non impossibile, per una persona che non ha avuto un buon rapporto coi propri genitori, raggiungere la ben che minima Crescita Interiore.

Da grandi i nostri due Magi studiano e viaggiano molto ma rimane sempre la strada la loro principale maestra di vita. Paracelso frequenta la Sorbona di Parigi, si laurea in medicina all’università di Ferrara e la sua esistenza, al pari di quella di Gurdjieff, è fortemente movimentata, avventurosa spesso misteriosa e difficile da ricostruire fors’anche abbellita, perché no, da qualche tocco inventato ad arte.

Il nostro Bombastus apprende i segreti dei metalli nelle miniere di Germania e Ungheria e in quelli dei Tartari, quando era prigioniero del Khan. Vagabonda in tutta Europa come medico militare dove pratica la chirurgia ma ci sono molti dubbi, come lui afferma, che sia stato anche in India e in Cina. Nel 1527 gli viene offerta la cattedra di medicina all'Università di Basilea ma fa bruciare in piazza i testi di Galeno e Avicenna e per questo suo caratteraccio bombastico farà quasi sempre una vita da cane sciolto.

I maestri della Tigre del Turkestan sono tessitori di tappeti, vasai, musicisti o semplici artigiani d’Oriente, lungo la via della seta. Da giovane studia medicina e ingegneria ma spicca presto il volo per recarsi dai dervisci in Turchia e per attraversare, con un gruppo di “Cercatori della verità”, la vasta regione desertica del Gobi.

Pratica l’ipnosi per guarire alcolismo e tossicodipendenze e apre un negozio dove ripara di tutto. A Tashkent insegna Scienze Soprannaturali, in Egitto porta i turisti a vedere le piramidi e al mercato di Samarcanda, per sbarcare il lunario, dopo avergli pitturato le ali, vende passeri truccati da “...Americannnn canaryyyyyyy!”. Ma il suo obiettivo, il suo chiodo fisso, è la misteriosa “Confraternita di Sarmoung” cui dedica una ricerca di quasi vent’anni.

Dopo aver attraversato in lungo e in largo (anche questa volta è proprio il caso dirlo) tutta la barbarie della Rivoluzione Russa, finisce in Francia con un gruppo di seguaci dove fonda, alle porte di Parigi, l’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo di Fontainbleu-Avon.

In città, sotto la torre Eiffel, li chiamavano ‘i filosofi della foresta’ e Gurdjieff, che veniva visto come uno dei primi Guru ‘orientali’ giunti in Europa, parlò chiaro subito: “La via dello sviluppo delle possibilità nascoste è una via contro la natura, contro Dio”.

Paracelso affermava che “Il tempio si trova nel cuore e non fra le mura” (delle chiese) e di nuovo possiamo osservare quante comunanze continuino a esserci fra i nostri due alchimisti (il simile non attrae forse il simile?) e quanto i loro insegnamenti siano stati caratterizzati da certe tinte, per così dire, gnostiche.

Ma allora, e qui arriviamo al punto cruciale della questione, nonostante le loro belle parole (ma questo vale più per lo svizzero) possiamo considerare i nostri due eroi come servitori di Dio o come coloro che in un certo qual modo vogliono mettersi al suo posto? Per tagliare corto: Angeli o demoni?

Se da un lato il Dio di Paracelso non era quello devozionale dei bigotti che pregano “...fra le mura” anche ai giorni nostri e se Gurdjieff ha sempre parlato di cristianesimo esoterico: “Vi sembrerà strano se dico che questo Egitto preistorico era cristiano molte migliaia d’anni prima della nascita di Cristo, o per meglio dire che la sua religione si fondava sugli stessi principi, sulle stesse idee del vero Cristianesimo”, che non ha niente a che vedere con quello che è sempre stato visto alla luce del sole, come possiamo ‘collocare’ questi due Maestri?

L’ Alchimia, questa scienza fascinosa, fino a che punto li prese/perse, facendoli sentire in qualche modo superiori all’Assoluto, a Dio o all’Origine del tutto, tanto per usare un’espressione neutrale? Curare, sanare, guarire magari con amuleti, talismani e incantesimi come faceva Paracelso o con l’ipnosi, il magnetismo e con una ‘terapia psicologica’ come per Gurdjieff, quando non viene direttamente investita dal quel soffio dello Spirito divino di cui abbiamo già parlato, è cosa lecita?

Quando, per dirla alla Blues Brothers NON “...siamo in missione per conto di Dio?” e cioè non operiamo per sua intercessione. Del resto i guaritori, quelle creature terrene beatificate che hanno ricevuto un’investitura da parte dell’Altissimo, sono solo dei ‘channellers’ di fluidi divini. Chi agisce per conto proprio sarebbe un po’ come se lavorasse senza alcuna autorizzazione.

Un Alchimista non è un mistico (un contemplativo) e neppure un filosofo (un teorico), ecco perché non sono d’accordo con Wikipedia. Mi azzardo a dire che è uno che non vuol sentir ragioni né da Chi gli sta sopra (ops, dovrebbe stargli sopra) né da chi gli sta sotto!

Secondo Jung, e questo lo si vede dai suoi libri, Paracelso è composto da due persone differenti che non vengono mai a confronto; nei suoi scritti non si coglie mai il ben che minimo tentennamento. È mónos, solo uno, come Dio, una unità indivisibile.

Il nemico interno che non ha, la contrapposizione che non vive dentro di lui, viene proiettata all’esterno e si incarna nella Chiesa, nei dotti del suo tempo come nei libri antichi di Galeno e di Avicenna che fa bruciare dai suoi studenti. È il Monarca che di fatto non è! Ed è proprio questa assenza di un nemico che gli fa dire “Dio è sotto di me”. È impossibile non avere qualcuno con cui scontrarsi, anche se le Sue spalle sono più grosse delle nostre.

E quando uno lavora inconsciamente contro sé stesso, stando sempre a quello che dice Jung, ne derivano impazienza, irritabilità e un’incontenibile brama di sopraffare il nemico. Compaiono sintomi ‘transfert’, Gurdjieff li chiamava ammortizzatori, fra i quali un particolare uso del linguaggio che deve essere molto ‘carico’, deve avere molta energia per impressionare l’avversario oltre che un considerevole numero di “parole di potere”.

Allora il linguaggio si gonfia, supera se stesso, l’antica magia della parola conia termini inusitati che si distinguono per la loro inutile complessità. A essa viene affidato tutto ciò che non si è potuto ottenere con mezzi onesti. Del resto l’onestà funziona solo con noi stessi. Agli altri, delle nostre teorie e del nostro mondo, ma non per malafede, non gliene frega proprio niente.

I medici hanno sempre avuto l’abitudine, ma più per questioni di prestigio, di impiegare un gergo specialistico ricco di termini complicati anche per indicare le cose più comuni e soprattutto di scrivere in modo incomprensibile.

Cosa che fece anche Gurdjieff ma con finalità del tutto diverse, antitetiche addirittura. Se i primi volevano celare quasi in modo geloso il loro sapere, il Maestro greco-armeno fu ‘criptico’ per creare nel discepolo quell’attrito, uno Speciale Sforzo, che deve accompagnare costantemente il modus operandi di ogni discepolo della QuartaVia.

Spesso mi piace vedere questi due alchimisti accomunati come la testa del Giano bifronte. Uniti ma diversi e totalmente opposti! Della rabbia verso il prossimo che fu il dato caratteristico di Paracelso, in Gurdjieff non c’è la ben che minima traccia. Stando alle molte testimonianze, fu sempre pervaso da una grande disponibilità, compassione e da un forte altruismo verso il prossimo.

Paracelso fu ligio per tutta vita alla castità (ma le cose non sono molto chiare a riguardo) e in qualche modo, anche se non praticò nel modo più assoluto si può dire che fece quello che Gurdjieff chiamava “cattivo uso del sesso” di cui, ahinoi, di questo Insegnamento Sconosciuto rimaniamo tuttora in possesso solo di qualche Frammento.

Ma questa, come si suol dire, è tutta un’altra storia. L’unica misteriosa vera Storia!


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